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lunedì 3 settembre 2018

San Pio X, papa e confessore

San Pio X, al secolo Giuseppe Sarto, di umili origini, fu Cappellano a Tombolo (1858-1867), Arciprete di Salzano (1867-1875), Canonico a Treviso (1875-1884), Vescovo di Mantova (1884-1893) e infine Patriarca di Venezia.  Alla morte di Leone XIII, che lo aveva creato Cardinale, fu eletto Sommo Pontefice il 4 agosto 1903. Elevato al culmine apostolico, rimase sempre l'umile curato di campagna, ripieno di santo zelo, forte e dolce al contempo. Suo unico scopo era "instaurare omnia in Christo" (Ef. I, 10).  Fu restauratore della liturgia romana e della dignità del Sacerdozio, amatore e propagatore del culto eucaristico, difensore invitto della libertà della Chiesa e della civiltà cristiana, codificatore del Codice di Diritto Canonico. Profuse ogni energia per la estirpazione della eresia modernista. Pio XII che lo proclamò Beato (3 giugno 1951) e Santo (29 maggio 1954), lo definì come "il Santo dato dalla Provvidenza ai nostri tempi".


INTROITUS
Ps 88:20-22.- Extuli electum de populo, oleo sancto meo unxi eum: ut manus mea sit semper cum eo, et bracchium meum confirm et eum. ~~ Ps. 88:2 2.- Gratias Domini in aeternum cantabo: per omnes generationes annuntiabo fidelitatem tuam ore meo. ~~  Glória ~~ Extuli electum de populo, oleo sancto meo unxi eum: ut manus mea sit semper cum eo, et bracchium meum confirm et eum

Ps 88:20-22.- Ho elevato il mio eletto di tra il popolo, l'ho unto con la mia santa unzione: la mia mano è con lui e il mio braccio lo fortificherà. ~~ Ps. 88:2 2.- L'amore del Signore per sempre canterò con: la tua fedeltà io voglio mostrare di generazione in generazione. ~~ Gloria ~~ Ho elevato il mio eletto di tra il popolo, l'ho unto con la mia santa unzione: la mia mano è con lui e il mio braccio lo fortificherà.


Gloria


ORATIO

Orémus.
Deus, qui ad tuéndam cathólicam fidem, et univérsa in Christo instauránda sanctum Pium, Summum Pontíficem, cælésti sapiéntia et apostólica fortitúdine replevísti: concéde propítius; ut, eius institúta et exémpla sectántes, praemia consequámur ætérna. Per eundem Dominum nostrum Iesum Christum filium tuum, qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti, Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.

Preghiamo.
O Dio. che per difendere la fede cattolica e per rinnovare ogni cosa in Cristo, hai riempito di celeste sapienza e di apostolica fortezza il sommo Pontefice san Pio; concedi benigno che, seguendo le sue direttive e i suoi esempi, conseguiamo il premio eterno. Per il medesimo nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.


LECTIO
Lectio Epistolæ Sancti Pauli apostoli ad Thessalonicesnses
1 Thess 2:2-8
Fratres: Fiduciam habuimus in Deo nostro, loqui ad vos Evangelium Dei in multa sollicitudine. Exhortatio enim nostra non de errore, neque de immunditia, neque in dolo, sed sicut probati sumus a Deo ut crederetur nobis Evangelium: ita loquimur non quasi hominibus placentes, sed Deo, qui probat corda nostra. Neque enim aliquando fuimus in sermone adulationis, sicut scitis: neque in occasione avaritiae: Deus testis est: nec quaerentes ab hominibus gloriam, neque a vobis, neque ab aliis. Cum possemus vobis oneri esse ut Christi apostoli: sed facti sumus parvuli in medio vestrum, tamquam si nutrix foveat filios suos. Ita desiderantes vos, cupide volebamus tradere vobis non solum Evangelium Dei, sed etiam animas nostras: quoniam carissimi nobis facti estis.

Fratelli: Abbiamo preso franco coraggio nel nostro Dio per parlarvi del Vangelo anche tra molti contrasti. Poiché la nostra esortazione non venne da errore, né da malizia, né da raggiri. Come fummo approvati da Dio depositari del Vangelo, così parliamo, non per piacere agli uomini, ma a Dio che scruta i nostri cuori. Voi mi siete testimoni che il nostro linguaggio non fu mai di adulazione né pretesto all'avarizia. Dio ne è testimone. Né cercammo gloria dagli uomini, né da voi, né dagli altri. Pur potendo, come apostoli di Cristo, esservi a carico, ci siamo fatti piccolini tra voi come nutrice che accarezza i suoi figli. Nel tenero amore verso di voi avremmo voluto comunicarvi non solo il Vangelo di Dio, ma anche la stessa nostra vita; a tal punto voi siete diventati per noi oggetto di grande amore.

GRADUALE
Ps 39:10-11
Annuntiavi iustitiam tuam in coetu magno; ecce labia mea non cohibui: Domine, tu nosti.
V. Iustitiam tuam non abscondi in corde meo; fidelitatem tuam et auxilium tuum narravi.

Ho annunziato pubblicamente la giustizia, non ho chiuso la bocca, e tu lo sai, Signore.
V. Non ho nascosto in cuor mio la tua giustizia; ho proclamato la tua fedeltà e il tuo aiuto.

ALLELUIA
Alleluia, alleluia.
Ps 22:5-6
Paras mihi mensam, inungis oleo caput meum, calix meus uberrimus est. Alleluia.

Alleluia, alleluia.
Imbandisci una mensa davanti a me, ungi d'olio il mio capo, il mio calice è riboccante. Alleluia.


EVANGELIUM
Sequentia  Sancti evangelii secundum Ioannem
Ioannes 21:15-17
In illo tempore, dicit Iesus Simoni Petro: Simon Ioannis, diligis me plus his? Dicit ei: Etiam Domine, tu scis quia amo te. Dicit ei: Pasce agnos meos. Dicit ei iterum: Simon Ioannis, diligis me? Ait illi: Etiam Domine, tu scis quia amo te. Dicit ei: Pasce agnos meos. Dicit ei tertio: Simon Ioannis, amas me? Contristatus est Petrus, quia dixit ei tertio: Amas me? et dixit ei: Domine, tu omnia nosti, tu scis quia amo te. Dixit ei: Pasce oves meas.

In quel tempo, disse Gesù a Simone Pietro: «Simone di Giovanni, mi ami tu più di costoro?». Gli risponde: «Signore, sì, tu sai che io ti amo». Gli dice Gesù: «Pasci i miei agnelli». Poi, per la seconda volta, gli chiede: «Simone di Giovanni, mi ami tu?». E Pietro: «Signore, sì, tu sai che io ti amo». Gli dice Gesù: «Pasci i miei agnelli». Per la terza volta gli chiede: «Simone di Giovanni, mi vuoi bene?». Si rattristò Pietro che per la terza volta gli avesse detto: mi vuoi bene? e gli rispose: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene!». Gesù soggiunse: «Pasci le mie pecore».

OFFERTORIUM
Ps 33:12
Venite, filii; audite me: timorem Domini docebo vos.

Venite, figliuoli, ascoltatemi; vi insegnerò il timore di Dio.

SECRETA
Oblationibus nostris, quaesumus, Domine, benigne susceptis, da nobis, ut haec divina mysteria, sancto Pio Summo Pontifice intercedente, sinceris tractemus obsequiis et fideli mente sumamus. Per Dominum nostrum Iesum Christum, Filium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.

Signore, ricevi con benevolenza le nostre offerte e fa' che, per intercessione del sommo Pontefice san Pio, trattiamo con onore questi divini misteri e pieni di fede li riceviamo. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

COMMUNIO
Ioannes 6:56-57
Caro enim mea vere est cibus: et sanguis meus, vere est potus; qui manducat meam carnem et bibit meum sanguinem, in me manet, et ego in illo.

La mia carne è vero cibo, il mio sangue è vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, rimane in me e io rimango in lui.

POSTCOMMUNIO
Orémus.
Mensae caelestis virtute refecti, quaesumus, Domine Deus noster: ut, interveniente sancto Pio Summo Pontifice; fortes efficiamur in fide, et in tua simus caritate concordes. Per Dominum nostrum Iesum Christum, Filium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.

Preghiamo.
Signore, Dio nostro, corroborati dalla grazia della mensa celeste, ti preghiamo, per i meriti del sommo Pontefice san Pio, di irrobustirci nella fede e renderci uniti nel tuo amore. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.



martedì 6 marzo 2018

Sante Perpetua e Felicita Martiri

Perpetua, Felicita Satiro, Saturnino, Revocato e Secondolo patirono a Cartagine il 7 marzo del 203 al tempo dell’imperatore Severo Settimio. San Pio X inserì la loro festa nel Messale Romano.


INTROITUS
Ps 118:95-96.- Me exspectavérunt peccatóres, ut pérderent me: testimónia tua, Dómine, intelléxi: omnis consummatiónis vidi finem: latum mandátum tuum nimis. ~~ Ps 118:1.- Beáti immaculáti in via: qui ámbulant in lege Dómini. ~~  Glória  ~~  Me exspectavérunt peccatóres, ut pérderent me: testimónia tua, Dómine, intelléxi: omnis consummatiónis vidi finem: latum mandátum tuum nimis.

Ps 118:95-96.-  I malvagi mi spiarono per rovinarmi; io però badavo ai tuoi insegnamenti, o Signore; poiché di ogni cosa ho veduto un limite, non già alla perfezione della tua Legge. ~~  Ps 118:1.-  Beato chi è perfetto nel suo cammino, chi procede secondo la legge di Dio. ~~  Gloria ~~  I malvagi mi spiarono per rovinarmi; io però badavo ai tuoi insegnamenti, o Signore; poiché di ogni cosa ho veduto un limite, non già alla perfezione della tua Legge.


Gloria


ORATIO
Orémus.
Da nobis, quaesumus, Dómine, Deus noster, sanctarum Mártyrum tuárum Perpétuæ et Felicitátis palmas incessábili devotióne venerári: ut, quas digna mente non póssumus celebráre, humílibus saltem frequentémus obséquiis. Per Dominum nostrum Jesum Christum, Filium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.


Preghiamo.
Signore Dio nostro, concedici, te ne preghiamo, di celebrare con incessante devozione la vittoria delle tue sante martiri Perpetua e Felicita, così che non potendole venerare secondo il merito, almeno con umile ossequio le festeggiamo. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

In Quaresima si fa la commemorazione della Feria.

LECTIO
Léctio libri Sapiéntiæ.
Eccli 51:13-17
Dómine, Deus meus, exaltásti super terram habitatiónem meam, et pro morte defluénte deprecáta sum. Invocávi Dóminum, Patrem Dómini mei, ut non derelínquat me in die tribulatiónis meæ, et in témpore superbórum sine adjutório. Laudábo nomen tuum assídue, et collaudábo illud in confessióne, et exaudíta est orátio mea. Et liberásti me de perditióne, et eripuísti me de témpore iníquo. Proptérea confitébor et laudem dicam tibi, Dómine, Deus noster.

Hai innalzato, Signore Iddio mio, la mia casa sopra la terra e pregai perché tu mi scampassi dalla morte che tutto scioglie. Invocai il Signore, Padre del mio Signore, perché non mi abbandonasse senza difesa nel giorno della mia tribolazione sotto la dominazione dei superbi. Loderò sempre il tuo nome e continuamente lo celebrerò con rendimenti di grazie. Fu esaudita la mia supplica: tu mi liberasti infatti dalla perdizione e mi strappasti da una cattiva situazione. Per questo ti ringrazierò e ti loderò, Signore Iddio nostro.

GRADUALE
Ps 45:6; 45:5
Adjuvábit eam Deus vultu suo: Deus in médio ejus, non commovébitur.
V. Flúminis ímpetus lætíficat civitátem Dei: sanctificávit tabernáculum suum Altíssimus.

Dio le sarà d’aiuto col suo sguardo; Dio è in lei, ed essa non vacilla.
V. Un fiume rallegra col suo corso la città di Dio; l’Altissimo ha santificato la sua dimora.

TRACTUS
Veni, Sponsa Christi, áccipe corónam, quam tibi Dóminus præparávit in ætérnum: pro cujus amóre sánguinem tuum fudísti
Ps 44:8; 44:5
Dilexísti justítiam, et odísti iniquitátem proptérea unxit te Deus, Deus tuus, óleo lætítiæ præ consórtibus tuis.
V. Spécie tua et pulchritúdine tua inténde, próspere procéde et regna. Tempore autem Paschali omittitur

Vieni, o sposa di Cristo, ricevi la corona che in eterno ti ha preparato il Signore, per amore del quale versasti il tuo sangue.
V. Hai amato la giustizia, e odiato le cose perverse, perciò il Signore, tuo Dio, ti ha unto tra le tue compagne con l'olio che dà gioia.
V. Nello splendore della tua grazia, trionfa, avanza con fiducia e regna!

EVANGELIUM
Sequéntia sancti Evangélii secúndum Matthaeum.
Matt 13:44-52
In illo témpore: Dixit Jesus discípulis suis parábolam me: Símile est regnum coelórum thesáuro abscóndito in agro: quem qui invénit homo, abscóndit, et præ gáudio illíus vadit, et vendit univérsa, quæ habet, et emit agrum illum. Iterum símile est regnum coelórum hómini negotiatóri, quærénti bonas margarítas. Invénta autem una pretiósa margaríta, ábiit, et véndidit ómnia, quæ hábuit, et emit eam. Iterum símile est regnum coelórum sagénae, missæ in mare et ex omni génere píscium congregánti. Quam, cum impléta esset, educéntes, et secus litus sedéntes, elegérunt bonos in vasa, malos autem foras misérunt. Sic erit in consummatióne saeculi: exíbunt Angeli, et separábunt malos de médio justórum, et mittent eos in camínum ignis: ibi erit fletus et stridor déntium. Intellexístis hæc ómnia? Dicunt ei: Etiam. Ait illis: Ideo omnis scriba doctus in regno coelórum símilis est hómini patrifamílias, qui profert de thesáuro suo nova et vétera.

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «È simile il regno dei cieli ad un tesoro nascosto in un campo, che un uomo trovatolo, tiene celato, e, tutto giulivo dell'accaduto, va a vendere quel che ha e compra quel campo. Ancora: Il regno dei cieli è simile ad un mercante che va in cerca di belle perle; trovatane una di gran pregio, va a vendere quanto ha e la compra. Il regno dei cieli inoltre è simile ad una rete gettata in mare, che ha preso ogni sorta di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, e sedutisi, ripongono in ceste i buoni, e buttan via i cattivi. Così avverrà alla fine del mondo: Verranno gli Angeli e toglieranno i cattivi di mezzo ai giusti e li getteranno nella fornace ardente: ivi sarà pianto e stridor di denti. Avete intese tutte queste cose?». Gli dicono: «Sì ». Ed Egli a loro: «Per questo ogni scriba istruito nel regno dei cieli, è simile ad un padre di famiglia che trae fuori dalla sua dispensa cose nuove e cose vecchie».

OFFERTORIUM
Ps 44:3
Diffúsa est grátia in lábiis tuis: proptérea benedíxit te Deus in ætérnum, et in saeculum saeculi.

Sparsa è la grazia sulle tue labbra, perciò Dio ti ha benedetto in eterno, e per i secoli eterni.

SECRETA
Inténde, quaesumus, Dómine, múnera altáribus tuis pro sanctárum Mártyrum tuárum Perpétuæ et Felicitatis festivitáte propósita: ut, sicut per hæc beáta mystéria illis glóriam contulísti; ita nobis indulgéntiam largiáris. Per Dominum nostrum Jesum Christum, Filium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.

Guarda benigno, o Signore, te ne preghiamo, questi doni offerti sull'altare in onore delle tue sante martiri Perpetua e Felicita, affinché come in grazia di questi misteri a loro conferisti gloria, così a noi conceda perdono. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

In Quaresima si fa la commemorazione della Feria.

COMMUNIO
Ps 118:121; 118:122;118:128
Feci judícium et justítiam, Dómine, non calumniéntur mihi supérbi: ad ómnia mandáta tua dirigébar, omnem viam iniquitátis ódio hábui.

Non mi calunnino i superbi, o Signore; perché ho agito con giustizia e rettitudine; ho camminato secondo i tuoi precetti ed ho odiato ogni via iniqua.

POSTCOMMUNIO
Orémus.
Mýsticis, Dómine, repléti sumus votis et gáudiis: præsta, quaesumus; ut intercessiónibus sanctárum Mártyrum tuárum Perpétuæ et Felicitátis, quæ temporáliter ágimus, spirituáliter consequámur. Per Dominum nostrum Jesum Christum, Filium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.

Preghiamo.
Ripieni, o Signore, dei mistici voti e delizie, fa' che, per intercessione delle tue sante martiri Perpetua e Felicita, conseguiamo spiritualmente quanto facciamo esternamente. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

In Quaresima si fa la commemorazione della Feria.



martedì 27 febbraio 2018

San Gabriele dell’Addolorata, confessore

San Gabriele dell’Addolorata, al secolo Francesco Possenti, nacque ad Assisi nel 1838 e nel 1856 si arruolò fra i Passionisti. Tutta la suaa breve vita ebbe un solo scopo: fare la volontà di Dio. Raggiunse la Madre benedetta in Cielo il 27 febbraio 1862. Fu beatificato da san Pio X (1908) e canonizzato da Benedetto XV (1920).



INTROITUS
Eccli 11:13.- Oculus Dei respéxit illum in bono, et eréxit eum ab humilitáte ipsíus, et exaltávit caput ejus: et miráti sunt in illo multi et honoravérunt Deum.   ~~  Ps 72:1.- Quam bonus Israël Deus his, qui recto sunt corde!   ~~  Glória  ~~  Oculus Dei respéxit illum in bono, et eréxit eum ab humilitáte ipsíus, et exaltávit caput ejus: et miráti sunt in illo multi et honoravérunt Deum.

Eccli 11:13.- Dio guarda con benevolenza all'umile, lo fa sorgere dalla sua bassezza, gli solleva il capo, così che molti ne sono stupiti e lodano il Signore.   ~~  Ps 72:1.- Come è buono Iddio con Israele, con i retti di cuore!   ~~  Gloria  ~~  Dio guarda con benevolenza all'umile, lo fa sorgere dalla sua bassezza, gli solleva il capo, così che molti ne sono stupiti e lodano il Signore.


Gloria


ORATIO
Orémus.
Deus, qui beátum Gabriélem dulcíssimæ Matris tuæ dolóres assídue recólere docuísti, ac per illam sanctitátis et miraculórum glória sublimásti: da nobis, ejus intercessióne et exémplo; ita Genetrícis tuæ consociári flétibus, ut matérna ejúsdem protectióne salvémur: Qui vivis et regnas cum Deo Patre, in unitate Spiritus Sancti, Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.

Preghiamo.
O Dio, che ispirasti al beato Gabriele di onorare assiduamente i dolori della tua Madre dolcissima, e per Essa lo innalzasti alla gloria della santità e dei miracoli; fa' che, per sua intercessione ed a suo esempio, noi siamo talmente uniti alle lacrime della tua Genitrice da meritare la salvezza per la sua materna protezione: Tu che sei Dio, e vivi e regni con Dio Padre in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

In Quaresima si fa la commemorazione della feria.

LECTIO
Léctio Epístolæ beáti Joannis Apóstoli.
1 Joann 2, 14-17.
Caríssimi: Scribo vobis, júvenes, quóniam fortes estis, et verbum Dei manet in vobis, et vicístis malígnum. Nolíte dilígere mundum neque ea, quæ in mundo sunt. Si quis díligit mundum, non est cáritas Patris in eo: quóniam omne, quod est in mundo, concupiscéntia carnis est, et concupiscéntia oculórum, et supérbia vitæ: quæ non est ex Patre, sed ex mundo est. Et mundus transit et concupiscéntia ejus. Qui autem facit voluntátem Dei, manet in ætérnum.

Carissimi, scrivo a voi, o giovani, perché siete forti, e la parola di Dio dimora in voi ed avete vinto il maligno. Non amate il mondo, né le cose del mondo. Se uno ama il mondo, non è in lui l'amore del Padre; poiché tutto ciò che è nel mondo è concupiscenza della carne, concupiscenza degli occhi, e superbia della vita; cose queste che non vengon dal Padre, ma dal mondo. E il mondo passa, e la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio vive in eterno.

GRADUALE
Ps 30:20.
Quam magna multitúdo dulcédinis tuæ, Dómine, quam abscondísti timéntibus te!
V. Perfecísti eis, qui sperant in te, in conspéctu filiórum hóminum.

Quanto grande bene riserbi, o Signore, a chi ti teme!
V. Quale bontà Tu concedi a coloro che in te si rifugiano, al cospetto degli uomini.

TRACTUS
Ps 83:6-7, 11 et 13.
Beátus vir, cujus est auxílium abs te: ascensiónes in corde suo dispósuit, in valle lacrimárum, in loco, quem pósuit.
V. Elegi abjéctus esse in domo Dei mei: magis quam habitáre in tabernáculis peccatórum.
V. Non privábit bonis eos, qui ámbulant in innocéntia: Dómine virtútum, beátus homo, qui sperat in te.

Felice colui che in te trova la sua forza; ha nel suo cuore la via e passando per la valle del pianto giunge al luogo della gioia..
V. Preferii essere abietto nella casa del mio Dio, che stare nelle dimore dei peccatori.
V. Tu non priverai di beni chi vive innocente: Signore degli eserciti, felice chi spera in te!

EVANGELIUM
Sequéntia      sancti Evangélii secúndum Marcum.
Marc 10:13-21.
In illo témpore: Offerébant Jesu parvulos, ut tángeret illos. Discópuli autem comminabántur offeréntibus. Quos cum vidéret Jesus, indígne tulit et ait illis: Sinite párvulos veníre ad me, et ne prohibuéritis eos: tálium enim est regnum Dei. Amen, dico vobis: Quisquis non recéperit regnum Dei velut párvulus, non intrábit in illud. Et cotnpléxans eos et impónens manus super illos, benedicébat eos. Et cum egréssus esset in viam, procúrrens quidam genu flexo ante eum, rogábat eum: Magíster bone, quid fáciam, ut vitam ætérnam percípiam? Jesus autem dixit ei: Quid me dicis bonum? Nemo bonus, nisi unus Deus. Præcépta nosti: Ne adúlteres, Ne occídas, Ne furóris, Ne falsum testimónium díxeris, Ne fraudem féceris, Hónora patrem tuum et matrem. At ille respóndens, ait illi: Magíster, hæc ómnia observávi a juventúte mea. Jesus autem intúitus eum, diléxit eum et dixit ei: Unum tibi deest: vade, quæcúmque habes, vende et da paupéribus, et habébis thesáurum in coelo: et veni, séquere me.

In quel tempo: Venivano condotti a Gesù dei bambini, perché li toccasse, ma i discepoli sgridavano coloro che li presentavano. Ciò vedendo Gesù, indignatosi, disse loro: «Lasciate venire a me i bambini e non glielo impedite, perché di quelli che sono come loro è il regno di Dio. Vi dico in verità: chi non riceverà il regno di Dio come un fanciullo non vi entrerà». E abbracciatili e imposte loro le mani, li benediceva. Or come fu nella via, un tale accorse e inginocchiatosi, domandò: «Maestro buono, che debbo fare per ottenere la vita eterna?». Ma Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio soltanto. Tu sai i comandamenti: "Non fare adulterio, non ammazzare, non rubare, non attestare il falso, non frodare alcuno, onora tuo padre e tua madre"». E colui rispose: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Gesù allora, guardandolo con occhio amoroso, gli disse: «Ti manca una cosa: Va', vendi quanto hai e dàllo ai poveri, e ne avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi».

OFFERTORIUM
Ps 115:16-17. 
Dómine, quia ego servus tuus, et fílius ancíllæ tuæ: dirupísti víncula mea, tibi sacrificábo hóstiam laudis.

Signore, io sono tuo servo e figlio della tua ancella. Ma tu spezzasti le mie catene: a te offrirò sacrificio di grazie.

SECRETA
Salutárem hóstiam in memóriam sancti Gabriélis tibi, Dómine, offeréntes, fac nos sacrifícium mortis tuæ rite recólere: ac, méritis perdoléntis Vírginis, ejúsdem sacrifícii fructum copióse percípere: Qui vivis et regnas cum Deo Patre, in unitate Spiritus Sancti, Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.

A noi che ti offriamo, o Signore, questa ostia di salvezza in memoria di san Gabriele, concedi di celebrare degnamente il sacrificio della tua morte e, per intercessione dell'afflittissima Madre, di conseguirne i copiosi frutti: Tu che sei Dio, e vivi e regni con Dio Padre in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.



In Quaresima si fa la commemorazione della feria.

COMMUNIO
Apoc, 3, 20.
Ecce, sto ad óstium et pulso: si quis audiérit vocem meam, et aperúerit mihi jánuam, intrábo ad illum, et cenábo cum illo, et ipse mecum.

Ecco che io sto alla porta e busso: se alcuno udrà la mia voce e mi aprirà, io entrerò da lui e cenerò con lui, ed egli con me.

POSTCOMMUNIO
Orémus.
Quas tibi, Dómine, in festivitáte sancti Gabriélis Confessóris tui, pro collátis donis grátias ágimus: súscipe propítius per manus gloriósæ semper Vírginis Maríæ; ex qua carnem illam assumpsísti, cujus in hoc salutári convívio merúimus gustáre dulcédinem: Qui vivis et regnas cum Deo Patre, in unitate Spiritus Sancti, Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.

Preghiamo.
Quei ringraziamenti, o Signore, che nella festa di san Gabriele noi ti presentiamo per i doni accordatici, ricevili propizio dalle mani della gloriosa sempre Vergine Maria; dalla quale hai assunto la carne, la cui dolcezza gustammo in questo convito di salvezza: Tu che sei Dio, e vivi e regni con Dio Padre in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.



In Quaresima si fa la commemorazione della feria.

martedì 9 gennaio 2018

Giuramento Antimodernista di san Pio X

Il giuramento di fede antimodernista fu prescritto da san Pio X, che già aveva infallibilmente confutato e condannato l’eresia modernista in “Pascendi Dominici gregis”, col Motu proprio “Sacrorum antistitum[1] del 1° settembre 1910.



Io (nome) accetto e credo fermamente tutte e ciascuna le verità che la Chiesa, col suo magistero infallibile, ha definito, affermato e dichiarato, principalmente quei capi di dottrina che si oppongono direttamente agli errori del nostro tempo.
E per primo credo che Dio, principio e fine di tutte le cose, può essere conosciuto con certezza e perciò anche dimostrato col lume naturale della ragione per mezzo delle opere da Lui compiute (Cfr. Rom. 1, 20), cioè per mezzo delle opere visibili della creazione, come la causa per mezzo dell’effetto.
Secondo: ammetto e riconosco le prove esteriori della rivelazione, cioè gli interventi divini, e soprattutto i miracoli e le profezie, come segni certissimi dell’origine divina della Religione cristiana; e questi stessi argomenti io li ritengo perfettamente proporzionati all’intelligenza di tutti i tempi e di tutti gli uomini, anche del tempo presente.
Terzo: credo anche con fede ferma che la Chiesa, custode e maestra della parola rivelata, è stata istituita immediatamente e direttamente da Cristo stesso, vero e storico, durante la sua vita tra noi, e che è fondata su Pietro capo della gerarchia apostolica, e sui suoi successori attraverso i secoli.
Quarto: accolgo sinceramente la dottrina della Fede trasmessa fino a noi dagli Apostoli per mezzo dei Padri ortodossi, sempre nello stesso senso e nella stessa sentenza, e rigetto assolutamente la supposizione eretica dell’evoluzione dei dogmi da un significato all’altro, differente da quello che la Chiesa ha tenuto dall’inizio; e similmente condanno ogni errore che pretende di sostituire al deposito divino, affidato da Cristo alla Sposa perché fedelmente lo custodisse, un ritrovato filosofico o una creazione della coscienza umana, formatasi lentamente con sforzo umano e perfezionantesi nell’avvenire con progresso indefinito.
Quinto: ritengo in tutta certezza e professo sinceramente che la Fede non è un sentimento religioso cieco che erompe dalle latebre della subcoscienza per impulso del cuore ed inclinazione della volontà moralmente informata, ma un vero assenso dell’intelletto alla verità acquisita estrinsecamente con la predicazione; assenso per il quale noi crediamo vero, a causa dell’autorità di Dio la cui veracità è assoluta, tutto ciò che è stato detto, attestato e rivelato dal Dio personale, creatore e Signore nostro.
Mi sottometto anche, con tutto il dovuto rispetto ed aderisco di tutto il cuore a tutte le condanne, dichiarazioni e prescrizioni contenute nell’Enciclica "Pascendi"[2] e nel Decreto "Lamentabili"[3], specialmente per ciò che concerne la cosiddetta storia dei dogmi. Così pure riprovo l’errore di coloro che pretendono che la fede proposta dalla Chiesa possa essere in contraddizione con la storia, e che i dogmi cattolici, nel senso in cui oggi sono intesi, siano incompatibili con le origini più autentiche della religione cristiana. Condanno pure e rigetto l’opinione di coloro che affermano che il cristiano erudito si rivesta di una duplice personalità, del credente e dello storico, come se allo storico fosse lecito sostenere ciò che contraddice la fede del credente, o porre delle premesse da cui conseguisse che i dogmi sono falsi o dubbi, così che essi non siano negati direttamente. Riprovo allo stesso modo quel metodo per giudicare e interpretare la Sacra Scrittura che, mettendo da parte la tradizione della Chiesa, l’analogia della Fede e le regole della Sede apostolica, ricorre ai metodi dei razionalisti e, con non minore audacia quanta temerità, accetta come suprema ed unica regola solo la critica testuale. Inoltre rigetto l’opinione di coloro i quali ritengono che gli insegnanti delle discipline storiche e teologiche, o coloro che ne trattano per iscritto, debbano anzitutto sbarazzarsi di ogni idea preconcetta sia sull’origine soprannaturale della tradizione cattolica sia sull’assistenza divinamente promessa per la perenne salvaguardia dei singoli punti della verità rivelata, per interpretare poi gli scritti di ciascuno dei Padri, al di fuori di ogni autorità sacra, solo con i principii della scienza e con quella libertà di giudizio ammessa per l’esame di un qualunque documento profano. Mi dichiaro infine del tutto estraneo a quell’errore dei modernisti che pretende che non vi sia, nella sacra tradizione, nulla di divino o, ciò che è ben peggio, che ammette ciò che vi è di divino in senso panteista; così che non rimane nulla di più del fatto puro e semplice, assimilabile ai fatti ordinarii della storia: e cioè che degli uomini, col loro lavoro, la loro abilità, il loro talento, continuino nelle età posteriori la scuola inaugurata da Cristo ed i Suoi Apostoli. Mantengo pertanto fermissimamente e manterrò fino al mio ultimo respiro, la fede dei Padri nel carisma certo di verità che è, è stato e sarà sempre nell’ "episcopato trasmesso con la successione Apostolica" (Ireneo, Adversus haereses, 4, 26, 2): non in modo che sia mantenuto quello che può sembrare migliore e più adatto al grado di cultura proprio di ciascuna epoca, ma in modo che la verità assoluta ed immutabile, predicata in origine dagli Apostoli, "né mai sia creduta, né mai sia intesa in un altro senso" (Tertulliano, De praescriptione haereticorum, c. 28). Mi impegno ad osservare tutte queste cose fedelmente, integralmente e sinceramente, a custodirle inviolabilmente e a non allontanarmene sia nell’insegnamento sia in una qualunque maniera con le mie parole ed i miei scritti. Così prometto, così giuro, così mi aiutino Dio e questi santi Vangeli di Dio.





[1]  http://www.unavox.it/Documenti/Doc0962_Sacrorum_Antistitum.html
[2] http://w2.vatican.va/content/pius-x/it/encyclicals/documents/hf_p-x_enc_19070908_pascendi-dominici-gregis.html
[3] http://www.unavox.it/Documenti/doc0177_Lamentabili.htm