mercoledì 28 marzo 2018

Mercoledì Santo

La Santa Chiesa insiste sul Sacrificio di Cristo, annichilito totalmente nella sua dolorosissima passione, fonte di salvezza per chi crede in Lui e vive secondo la sua santa legge. Adoriamo profondamente, assieme a tutto il Creato, il Verbo incarnato che muore per noi.



INTROITUS
Phil 2:10, 8 et 11.- In nómine Jesu omne genu flectátur, coeléstium, terréstrium et infernórum: quia Dóminus factus est oboediens usque ad mortem, mortem autem crucis: ideo Dóminus Jesus Christus in glória est Dei Patris  ~~  Ps 101:2.- Dómine, exáudi oratiónem meam: et clamor meus ad te véniat.  ~~  In nómine Jesu omne genu flectátur, coeléstium, terréstrium et infernórum: quia Dóminus factus est oboediens usque ad mortem, mortem autem crucis: ideo Dóminus Jesus Christus in glória est Dei Patris


Phil 2:10, 8 et 11.- Al nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi in cielo, in terra e nell'inferno; che il Signore si è fatto ubbidiente fino alla morte e alla morte di croce; perciò il Signore Gesù Cristo è nella gloria del Padre.  ~~  Ps 101:2.- Signore esaudisci la mia preghiera : e il mio grido giunga a Te.  ~~  Al nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi in cielo, in terra e nell'inferno; che il Signore si è fatto ubbidiente fino alla morte e alla morte di croce; perciò il Signore Gesù Cristo è nella gloria del Padre.

ORATIO

Orémus.

V. Flectámus génua.

R. Leváte.

Præsta, quaesumus, omnípotens Deus: ut, qui nostris excéssibus incessánter afflígimur, per unigéniti Fílii tui passiónem liberémur: Qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.


Fa, te ne preghiamo o Signore onnipotente, che noi che siamo continuamente afflitti dai nostri peccati, ne siamo liberati per la Passione del tuo Figlio Unigenito. Lui che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.


LECTIO

Léctio Isaíæ Prophétæ.

Isa 63:1-7

Hæc dicit Dóminus Deus: Dícite fíliæ Sion: Salvátor tuus venit: ecce, merces eius cum eo. Quis est iste, qui venit de Edom, tinctis véstibus de Bosra? Iste formósus in stola sua, grádiens in multitúdine fortitúdinis suæ. Ego, qui loquor iustítiam, et propugnátor sum ad salvándum. Quare ergo rubrum est induméntum tuum, et vestiménta tua sicut calcántium in torculári? Tórcuar calcávi solus, et de géntibus non est vir mecum: calcávi eos in furóre meo, et conculcávi eos in ira mea: et aspérsus est sanguis eórum super vestiménta mea, et ómnia induménta mea inquinávi. Dies enim ultiónis in corde meo, annus redemptiónis meæ venit. Circumspéxi, et non erat auxiliátor: quæsívi, et non fuit, qui adiuváret: et salvávit mihi bráchium meum, et indignátio mea ipsa auxiliáta est mihi. Et conculcávi pópulos in furóre meo, et inebriávi eos in indignatióne mea, et detráxi in terram virtútem eórum. Miseratiónum Dómini recordábor, laudem Dómini super ómnibus, quæ réddidit nobis Dóminus, Deus noster.


Questo dice il Signore Iddio: Dite alla figliuola di Sion: Ecco, che arriva il tuo Salvatore; e la sua ricompensa è con lui. Chi è quegli che viene da Edom e da Bosra, con la veste tinta di rosso? cosi splendido nel suo abito, e così fiero nella grandezza della sua forza? Sono io, io che parlo con giustizia, io che sono potente per salvare. Perché dunque il tuo abito è rosso, e le tue vesti sono come di chi pigia nel tino? Il tino lo pigiai da me solo; e delle Genti con me non c'era nessuno. E io li pigiai col mio furore, e li calpestai coll'ira mia: il loro sangue mi sprizzò sulle vesti; e ne ho tutti i miei panni macchiati. Perché un giorno di vendetta era nel mio cuore, e l'anno della mia redenzione era venuto. Mirai all'intorno, e non era chi porgesse la mano, cercai e non ci fu chi desse aiuto; però mi soccorse il mio braccio, e la mia forza fu quella che mi sostenne. E ho schiacciato i popoli col mio sdegno, li ho stritolati col mio furore, e ho gettato a terra la loro fortezza. Io celebrerò le misericordie del Signore, le lodi del Signore, per tutto quello che ha fatto per noi il Signore Iddio nostro.


GRADUALE

Ps 68:18 et 2-3

Ne avértas fáciem tuam a púero tuo, quóniam tríbulor: velóciter exáudi me.

V. Salvum me fac, Deus, quóniam intravérunt aquæ usque ad ánimam meam: infíxus sum in limo profúndi, et non est substántia.


Non nascondere la tua faccia al tuo servo, che mi trovo nell'angoscia; ma esaudiscimi prontamente. Non nascondere la tua faccia al tuo servo, che mi trovo nell'angoscia; ma esaudiscimi prontamente.

V. Salvami, Dio mio, perché le acque mi arrivano alla gola, sono immerso in un profondo pantano, ove non v'è appoggio.


ORATIO

Orémus.

Deus, qui pro nobis Fílium tuum Crucis patíbulum subire voluísti, ut inimíci a nobis expélleres potestatem: concéde nobis fámulis tuis; ut resurrectiónis grátiam consequámur. Per eundem Dominum nostrum Jesum Christum filium tuum, qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti, Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.


O Dio, che volesti che tuo Figlioi soffrisse il supplizio della croce, onde liberarci dalla potenza del nemico; concedi a noi tuoi servi di pervenire alla grazia della resurrezione. Per il medesimo nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.


LECTIO

Léctio Isaíæ Prophétæ.

Is 53:1-12.

In diébus illis: Dixit Isaías: Dómine, quis crédidit audi tui nostro? et bráchium Dómini cui revelátum est? Et ascéndet sicut virgúltum coram eo, et sicut radix de terra sitiénti: non est spécies ei neque decor: et vídimus eum, et non erat aspéctus, et desiderávimus eum: despéctum et novíssimum virórum, virum dolórum, et sciéntem infirmitátem: et quasi abscónditus vultus ejus et despéctus, unde nec reputávimus eum. Vere languóres nostros ipse tulit, et dolóres nostros ipse portávit: et nos putávimus eum quasi leprósum, et percússum a Deo, et humiliátum. Ipse autem vulnerátus est propter iniquitátes nostras, attrítus est propter scélera nostra: disciplína pacis nostræ super eum, et livóre ejus sanáti sumus. Omnes nos quasi oves errávimus, unusquísque in viam suam declinávit: et pósuit Dóminus in eo iniquitátem ómnium nostrum. Oblátus est, quia ipse vóluit, et non apéruit os suum: sicut ovis ad occisiónem ducátur, et quasi agnus coram tondénte se obmutéscet, et non apériet os suum. De angústia et de judício sublátus est: generatiónem ejus quis enarrábit? quia abscíssus est de terra vivéntium: propter scelus pópuli mei percússi eum. Et dabit ímpios pro sepultúra, et dívitem pro morte sua: eo quod iniquitátem non fécerit, neque dolus fúerit in ore ejus. Et Dóminus vóluit contérere eum in infirmitáte: si posúerit pro peccáto ánimam suam, vidébit semen longaevum, et volúntas Dómini in manu ejus dirigátur. Pro eo, quod laborávit ánima ejus, vidébit, et saturábitur: in sciéntia sua justificábit ipse justus servus meus multos, et iniquitátes eórum ipse portábit. Ideo dispértiam ei plúrimos: et fórtium dívidet spólia, pro eo, quod trádidit in mortem ánimam suam, et cum scelerátis reputátus est: et ipse peccáta multórum tulit, et pro transgressóribus rogávit.


In quei giorni disse Isaia: «O Signore, chi crederà a ciò che annunziammo? a chi si rivelerà la tua potenza? Egli il Cristo spunterà dinnanzi a Dio come virgulto, come germoglio che ha radici in arida terra. Egli non ha bellezza, né splendore; l'abbiamo veduto, ma non era di bell'aspetto, né l'abbiamo amato. Disprezzato, rifiuto degli uomini, l'uomo dei dolori, assuefatto al patire. Il suo volto era velato, Egli era cosi vilipeso che noi non ne facemmo alcun conto. Veramente egli ha presi sopra di sé i nostri mali, ha portati i nostri dolori; a noi è parso come un lebbroso, un percosso da Dio e umiliato. Egli invece è stato piagato per le nostre iniquità, è stato trafitto per le nostre scelleratezze: pesò su di lui il castigo che ci ridona la pace; per le sue lividure siamo stati risanati. Noi tutti siamo stati come pecore erranti, ciascuno aveva deviato per la sua strada, e il Signore pose addosso a lui l'iniquità di noi tutti. È stato sacrificato perché ha voluto: non ha aperto bocca; come pecorella sarà condotto al macello; come agnello muto dinanzi a chi lo tosa, egli non aprirà bocca. È tolto di mezzo con iniqua sentenza, ma chi si da pensiero della sua causa? Si egli fu strappato dalla terra dei viventi; per i peccati del mio popolo egli fu colpito a morte. A lui è preparata una tomba fra gli empi e tra i malfattori egli muore. E tuttavia non ha commesso iniquità né ebbe mai la frode sulla sua bocca. È Iddio che ha voluto consumarlo coi patimenti; ma quando avrà data la sua vita in sacrificio di espiazione, vedrà una lunga posterità e la volontà del Signore per mezzo di Lui sarà adempiuta. Libero dai tormenti dell'anima sua, ne vedrà i frutti e ne sarà sazio. Il Giusto, il mio Servo, santificherà delle moltitudini, e si addosserà le loro iniquità. Per questo gli darò una grande moltitudine; egli dividerà le spoglie dei forti, perché consegnò la sua vita alla morte, fu annoverato tra i malfattori, mentre caricava su di sé le colpe di molti e intercedeva per i peccatori».


GRADUALE

Ps. 101:2-5,14

Domine, exaudi orationem meam, et clamor meus ad te veniat.

V. Ne avertas faciem tuam a me: in quacumque die tribulor, inclina ad me aurem tuam.

V. In quacumque die invocavero te, velociter exaudi me.

V. Quia defecerunt sicut fumus dies mei: et ossa mea sicut in frixorio confrixa sunt.

V. Percussus sum sicut faenum, et aruit cor meum: quia oblitus sum manducare panem meum.

V. Tu exsurgens, Domine, misereberis Sion: quia venit tempus miserendi eius


Signore, ascolta la mia preghiera, e il mio grido giunga fino a te.


V. Non mi nascondere il tuo volto nel giorno che io mi trovo angustiato, piega l'orecchio verso di me.

V. In qualunque giorno io ti invocherò, affrettati ad esaudirmi.

V. Poiché i miei giorni svaniscono come nebbia, e le mie ossa si consumano come un tizzone.

V. Io sono abbattuto, e come fieno il mio cuore si è disseccato; che mi scordo perfino di mangiare il mio pane.

V. Tu, o Signore, svegliandoti, avrai pietà di Sion, perché è giunto il tempo di farle grazia.



EVANGELIUM

Pássio Dómini nostri Jesu Christi secúndum Lucam.

Luc 22:39-71; 23:1-53
In illo témpore: Egréssus Jesus ibat secúndum consuetúdinem in montem Olivárum. Secúti sunt autem illum et discípuli. Et cum pervenísset ad locum, dixit illis:  Oráte, ne intrétis in tentatiónem.   Et ipse avúlsus est ab eis, quantum jactus est lápidis, et pósitis génibus orábat, dicens:  Pater, si vis, transfer cálicem istum a me: verúmtamen non mea volúntas, sed tua fiat. C. Appáruit autem illi Angelus de coelo, ccnfórtans eum. Et factus in agónia, prolíxius orábat. Et factus est sudor ejus, sicut guttæ sánguinis decurréntis in terram. Et cum surrexísset ab oratióne, et venísset ad discípulos suos, invénit eos dormiéntes præ tristítia. Et ait illis:  Quid dormítis? súrgite, oráte, ne intrétis in tentatiónem. C. Adhuc eo loquénte, ecce turba: et qui vocabátur Judas, unus de duódecim, antecedébat eos: et appropinquávit Jesu, ut oscularétur eum. Jesus autem dixit illi:  Juda, ósculo Fílium hóminis tradis? C. Vidéntes autem hi, qui circa ipsum erant, quod futúrum erat, dixérunt ei: S. Dómine, si percútimus in gladio? C. Et percússit unus ex illis servum príncipis sacerdótum, et amputávit aurículam ejus déxteram. Respóndens autem Jesus, ait:  Sínite usque huc. C. Et cum tetigísset aurículam ejus, sanávit eum. Dixit autem Jesus ad eos, qui vénerant ad se, príncipes sacerdótum et magistrátus templi et senióres:  Quasi ad latrónem exístis cum gládiis et fústibus? Cum cotídie vobíscum fúerim in templo, non extendístis manus in me: sed hæc est hora vestra et potéstas tenebrárum. C. Comprehendéntes autem eum, duxérunt ad domum príncipis sacerdótum: Petrus vero sequebátur a longe. Accénso autem igne in médio átrii, et circumsedéntibus illis, erat Petrus in médio eórum. Quem cum vidísset ancílla quædam sedéntem ad lumen, et eum fuísset intúita, dixit: S. Et hic cum illo erat. C. At ille negávit eum, dicens: S. Múlier, non novi illum. C. Et post pusíllum álius videns eum, dixit: S. Et tu de illis es. C. Petrus vero ait: S. O homo, non sum. C. Et intervállo facto quasi horæ uníus, álius quidam affirmábat, dicens: S. Vere et hic cum illo erat: nam et Galilaeus est. C. Et ait Petrus: S. Homo, néscio, quid dicis. C. Et contínuo adhuc illo loquénte cantávit gallus. Et convérsus Dóminus respéxit Petrum. Et recordátus est Petrus verbi Dómini, sicut díxerat: Quia priúsquam gallus cantet, ter me negábis. Et egréssus foras Petrus flevit amáre. Et viri, qui tenébant illum, illudébant ei, cædéntes. Et velavérunt eum et percutiébant fáciem ejus: et interrogábant eum, dicéntes: S. Prophetíza, quis est, qui te percússit? C. Et alia multa blasphemántes dicébant in eum. Et ut factus est dies, convenérunt senióres plebis et príncipes sacerdótum et scribæ, et duxérunt illum in concílium suum, dicente? S. Si tu es Christus, dic nobis. C. Et ait illis:  Si vobis díxero, non credétis mihi: si autem et interrogávero, non respondébitis mihi, neque dimittetis. Ex hoc autem erit Fílius hóminis sedens a dextris virtútis Dei. C. Dixérunt autem omnes: S. Tu ergo es Fílius Dei? C. Qui ait:  Vos dicitis, quia ego sum. C. At illi dixérunt: S. Quid adhuc desiderámus te stimónium ? Ipsi enim audívimus de ore ejus. C. Et surgens omnis multitúdo eórum, duxérunt illum ad Pilátum. Coepérunt autem illum accusáre, dicéntes: S. Hunc invénimus subverténtem gentem nostram, et prohibéntem tribúta dare Caesari, et dicéntem se Christum regem esse. C. Pilátus autem interrogávit eum, dicens: S. Tu es Rex Judæórum? C. At ille respóndens, ait:  Tu dicis. C. Ait autem Pilátus ad príncipes sacerdótum et turbas: S. Nihil invénio causæ in hoc hómine. C. At illi invalescébant, dicéntes: S. Cómmovet pópulum, docens per univérsam Judaeam, incípiens a Galilaea usque huc. C. Pilátus autem áudiens Galilaeam, interrogávit, si homo Galilaeus esset. Et ut cognóvit, quod de Heródis potestáte esset, remísit eum ad Heródem, qui et ipse Jerosólymis erat illis diébus. Heródes autem, viso Jesu, gavísus est valde. Erat enim cúpiens ex multo témpore vidére eum, eo quod audíerat multa de eo, et sperábat signum áliquod vidére ab eo fíeri. Interrogábat autem eum multis sermónibus. At ipse nihil illi respondébat. Stabant autem príncipes sacerdótum et scribæ, constánter accusántes eum. Sprevit autem illum Heródes cum exércitu suo: et illúsit indútum veste alba, et remísit ad Pilátum. Et facti sunt amíci Heródes et Pilátus in ipsa die: nam ántea inimíci erant ad ínvicem. Pilátus autem, convocátis princípibus sacerdótum et magistrátibus et plebe, dixit ad illos: S. Obtulístis mihi hunc hóminem, quasi averténtem pópulum, et ecce, ego coram vobis intérrogans, nullam causam invéni in hómine isto ex his, in quibus eum accusátis. Sed neque Heródes: nam remísi vos ad illum, et ecce, nihil dignum morte actum est ei. Emendátum ergo illum dimíttam. C. Necésse autem habébat dimíttere eis per diem festum, unum. Exclamávit autem simul univérsa turba, dicens: S. Tolle hunc, et dimítte nobis Barábbam. C. Qui erat propter seditiónem quandam fáciam in civitáte et homicídium missus in cárcerem. Iterum autem Pilátus locútus est ad eos, volens dimíttere Jesum. At illi succlamábant, dicéntes: S. Crucifíge, crucifíge eum. C. Ille autem tértio dixit ad illos: S. Quid enim mali fecit iste? Nullam causam mortis invénio in eo: corrípiam ergo illum et dimíttam. C. At illi instábant vócibus magnis, postulántes, ut crucifigerétur. Et invalescébant voces eórum. Et Pilátus adjudicávit fíeri petitiónem eórum. Dimísit autem illis eum, qui propter homicídium et seditiónem missus fúerat in cárcerem, quem petébant: Jesum vero trádidit voluntáti eórum. Et cum dúcerent eum, apprehendérunt Simónem quendam Cyrenénsem, veniéntem de villa: et imposuérunt illi crucem portáre post Jesum. Sequebátur autem illum multa turba pópuli, et mulíerum, quæ plangébant et lamentabántur eum. Convérsus autem ad illas Jesus dixit:  Filiæ Jerúsalem, nolíte flere super me, sed super vos ipsas flete et super fílios vestros. Quóniam ecce vénient dies, in quibus dicent: Beátæ stériles, et veníres, qui non genuérunt, et úbera, quæ non lactavérunt. Tunc incípient dícere móntibus: Cádite super nos; et cóllibus: Operíte nos. Quia si in víridi ligno hæc fáciunt, in árido quid fiet? C. Ducebántur autem et alii duo nequam cum eo, ut interficeréntur. Et postquam venérunt in locum, qui vocátur Calváriæ, ibi crucifixérunt eum: et latrónes, unum a dextris et álterum a sinístris. Jesus autem dicebat:  Pater, dimítte illis: non enim sciunt, quid fáciunt. C. Dividéntes vero vestiménta ejus, misérunt sortes. Et stabat pópulus spectans, et deridébant eum príncipes cum eis, dicéntes: S. Alios salvos fecit: se salvum fáciat, si hic est Christus Dei electus. C. Illudébant autem ei et mílites accedéntes, et acétum offeréntes ei, et dicéntes: S. Si tu es Rex Judæórum, salvum te fac. C. Erat autem et superscríptio scripta super eum lítteris græcis et latínis et hebráicis: Hic est Rex Judæórum. Unus autem de his, qui pendébant, latrónibus, blasphemábat eum, dicens: S. Si tu es Christus, salvum fac temetípsum, et nos. C. Respóndens autem alter increpábat eum, dicens: S. Neque tu times Deum, quod in eadem damnatióne es. Et nos quidem juste, nam digna factis recípimus: hic vero nihil mali gessit. C. Et dicebat ad Jesum: S. Dómine, meménto mei, cum véneris in regnum tuum. C. Et dixit illi Jesus:  Amen, dico tibi: Hódie mecum eris in paradíso. C. Erat autem fere hora sexta, et ténebræ factæ sunt in univérsam terram usque in horam nonam. Et obscurátus est sol: et velum templi scissum est médium. Et clamans voce magna Jesus, ait:  Pater, in manus tuas comméndo spíritum meum. C. Et hæc dicens, exspirávit.


Qui si genuflette e ci si ferma a meditare il mistero dell’Uomo-Dio che muore per la nostra salvezza.


Videns autem centúrio quod factum fúerat, glorificávit Deum, dicens: S. Vere hic homo justus erat. C. Et omnis turba eórum, qui simul áderant ad spectáculum istud et vidébant, quæ fiébant, percutiéntes péctora sua revertebántur. Stabant autem omnes noti ejus a longe, et mulíeres, quæ secútæ eum erant a Galilaea, hæc vidéntes. Et ecce, vir nómine Joseph, qui erat decúrio, vir bonus et justus: hic non consénserat consílio et áctibus eórum, ab Arimathaea civitáte Judaeæ, qui exspectábat et ipse regnum Dei. Hic accéssit ad Pilátum et pétiit corpus Jesu: et depósitum invólvit síndone, et pósuit eum in monuménto excíso, in quo nondum quisquam pósitus fúerat.


In quel tempo, uscito dalla casa, Gesù se ne andò, come al solito, al monte degli Ulivi; anche i discepoli lo seguirono. Giunto sul luogo, disse loro: «Pregate, per non entrare in tentazione». Poi si allontanò da loro quasi un tiro di sasso e, inginocchiatosi, pregava: «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà». Gli apparve allora un angelo dal cielo a confortarlo. In preda all'angoscia, pregava più intensamente; e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadevano a terra. Poi, rialzatosi dalla preghiera, andò dai discepoli e li trovò che dormivano per la tristezza. E disse loro: «Perché dormite? Alzatevi e pregate, per non entrare in tentazione». Mentre egli ancora parlava, ecco una turba di gente; li precedeva colui che si chiamava Giuda, uno dei Dodici, e si accostò a Gesù per baciarlo. Gesù gli disse: «Giuda, con un bacio tradisci il Figlio dell'uomo?». Allora quelli che eran con lui, vedendo ciò che stava per accadere, dissero: «Signore, dobbiamo colpire con la spada?». E uno di loro colpì il servo del sommo sacerdote e gli staccò l'orecchio destro. Ma Gesù intervenne dicendo: «Lasciate, basta così!». E toccandogli l'orecchio, lo guarì. Poi Gesù disse a coloro che gli eran venuti contro, sommi sacerdoti, capi delle guardie del tempio e anziani: «Siete usciti con spade e bastoni come contro un brigante? Ogni giorno ero con voi nel tempio e non avete steso le mani contro di me; ma questa è la vostra ora, è l'impero delle tenebre». Dopo averlo preso, lo condussero via e lo fecero entrare nella casa del sommo sacerdote. Pietro lo seguiva da lontano. Siccome avevano acceso un fuoco in mezzo al cortile e si erano seduti attorno, anche Pietro si sedette in mezzo a loro. Vedutolo seduto presso la fiamma, una serva fissandolo disse: «Anche questi era con lui». Ma egli negò dicendo: «Donna, non lo conosco!». Poco dopo un altro lo vide e disse: «Anche tu sei di loro!». Ma Pietro rispose: «No, non lo sono!». Passata circa un'ora, un altro insisteva: «In verità, anche questo era con lui; è anche lui un Galileo». Ma Pietro disse: «O uomo, non so quello che dici». E in quell'istante, mentre ancora parlava, un gallo cantò. Allora il Signore, voltatosi, guardò Pietro, e Pietro si ricordò delle parole che il Signore gli aveva detto: «Prima che il gallo canti, oggi mi rinnegherai tre volte». E, uscito, pianse amaramente. Frattanto gli uomini che avevano in custodia Gesù lo schernivano e lo percuotevano, lo bendavano e gli dicevano: «Indovina: chi ti ha colpito?». E molti altri insulti dicevano contro di lui. Appena fu giorno, si riunì il consiglio degli anziani del popolo, con i sommi sacerdoti e gli scribi; lo condussero davanti al sinedrio e gli dissero: «Se tu sei il Cristo, diccelo». Gesù rispose: «Anche se ve lo dico, non mi crederete; se vi interrogo, non mi risponderete. Ma da questo momento starà il Figlio dell'uomo seduto alla destra della potenza di Dio». Allora tutti esclamarono: «Tu dunque sei il Figlio di Dio?». Ed egli disse loro: «Lo dite voi stessi: io lo sono». Risposero: «Che bisogno abbiamo ancora di testimonianza? L'abbiamo udito noi stessi dalla sua bocca». Tutta l'assemblea si alzò, lo condussero da Pilato e cominciarono ad accusarlo: «Abbiamo trovato costui che sobillava il nostro popolo, impediva di dare tributi a Cesare e affermava di essere il Cristo re». Pilato lo interrogò: «Sei tu il re dei Giudei?». Ed egli rispose: «Tu lo dici». Pilato disse ai sommi sacerdoti e alla folla: «Non trovo nessuna colpa in quest'uomo». Ma essi insistevano: «Costui solleva il popolo, insegnando per tutta la Giudea, dopo aver cominciato dalla Galilea fino a qui». Udito ciò, Pilato domandò se era Galileo e, saputo che apparteneva alla giurisdizione di Erode, lo mandò da Erode che in quei giorni si trovava anch'egli a Gerusalemme. Vedendo Gesù, Erode si rallegrò molto, perché da molto tempo desiderava vederlo per averne sentito parlare e sperava di vedere qualche miracolo fatto da lui. Lo interrogò con molte domande, ma Gesù non gli rispose nulla. C'erano là anche i sommi sacerdoti e gli scribi, e lo accusavano con insistenza. Allora Erode, con i suoi soldati, lo insultò e lo schernì, poi lo rivestì di una splendida veste e lo rimandò a Pilato. In quel giorno Erode e Pilato diventarono amici; prima infatti c'era stata inimicizia tra loro. Pilato, riuniti i sommi sacerdoti, le autorità e il popolo, disse: «Mi avete portato quest'uomo come sobillatore del popolo; ecco, l'ho esaminato davanti a voi, ma non ho trovato in lui nessuna colpa di quelle di cui lo accusate; e neanche Erode, infatti ce l'ha rimandato. Ecco, egli non ha fatto nulla che meriti la morte. Perciò, dopo averlo severamente castigato, lo rilascerò». Ma essi si misero a gridare tutti insieme: «A morte costui! Dacci libero Barabba!». Questi era stato messo in carcere per una sommossa scoppiata in città e per omicidio. Pilato parlò loro di nuovo, volendo rilasciare Gesù. Ma essi urlavano: «Crocifiggilo, crocifiggilo!». Ed egli, per la terza volta, disse loro: «Ma che male ha fatto costui? Non ho trovato nulla in lui che meriti la morte. Lo castigherò severamente e poi lo rilascerò». Essi però insistevano a gran voce, chiedendo che venisse crocifisso; e le loro grida crescevano. Pilato allora decise che la loro richiesta fosse eseguita. Rilasciò colui che era stato messo in carcere per sommossa e omicidio e che essi richiedevano, e abbandonò Gesù alla loro volontà.  Mentre lo conducevano via, presero un certo Simone di Cirène che veniva dalla campagna e gli misero addosso la croce da portare dietro a Gesù. Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso le donne, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: Beate le sterili e i grembi che non hanno generato e le mammelle che non hanno allattato. Allora cominceranno a dire ai monti: Cadete su di noi! e ai colli: Copriteci! Perché se trattano così il legno verde, che avverrà del legno secco?». Venivano condotti insieme con lui anche due malfattori per essere giustiziati. Quando giunsero al luogo detto Calvario, là crocifissero lui e i due malfattori, uno a destra e l'altro a sinistra. Gesù diceva: «Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno». Il popolo stava a vedere, i capi invece lo schernivano dicendo: «Ha salvato gli altri, salvi se stesso, se è il Cristo di Dio, il suo eletto». Anche i soldati lo schernivano, e gli si accostavano per porgergli dell'aceto, e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». C'era anche una scritta, sopra il suo capo: Questi è il re dei Giudei. Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!». Ma l'altro lo rimproverava: «Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male». E aggiunse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso». Era verso mezzogiorno, quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Il velo del tempio si squarciò nel mezzo. Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo spirò. Visto ciò che era accaduto, il centurione glorificava Dio: «Veramente quest'uomo era giusto». Anche tutte le folle che erano accorse a questo spettacolo, ripensando a quanto era accaduto, se ne tornavano percuotendosi il petto. Tutti i suoi conoscenti assistevano da lontano e così le donne che lo avevano seguito fin dalla Galilea, osservando questi avvenimenti. C'era un uomo di nome Giuseppe, membro del sinedrio, persona buona e giusta. Non aveva aderito alla decisione e all'operato degli altri. Egli era di Arimatèa, una città dei Giudei, e aspettava il regno di Dio. Si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Lo calò dalla croce, lo avvolse in un lenzuolo e lo depose in una tomba scavata nella roccia, nella quale nessuno era stato ancora deposto.


OFFERTORIUM
Ps 101:2-3.

Dómine, exáudi oratiónem meam, et clamor meus ad te pervéniat: ne avértas fáciem tuam a me.


Signore, esaudisci la mia preghiera, e giunga a te il mio grido: non volgere da me la tua faccia.


SECRETA

Súscipe, quaesumus, Dómine, munus oblátum, et dignánter operáre: ut, quod passiónis Fílii tui, Dómini nostri, mystério gérimus, piis afféctibus consequámur. Per eundem Dominum nostrum Jesum Christum filium tuum, qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti, Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.


Accogli, o Signore, te ne supplichiamo, questo dono che Ti è offerto, e degnati di far si che penetriamo con col nostro fervore nel mistero della passione del tuo Figlio Signore nostro. Per il medesimo nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.


PRÆFATIO DE SANCTA CRUCE

Vere dignum et justum est, æquum et salutáre, nos tibi semper et ubíque grátias ágere: Dómine sancte, Pater omnípotens, ætérne Deus: Qui salútem humáni géneris in ligno Crucis constituísti: ut, unde mors oriebátur, inde vita resúrgeret: et, qui in ligno vincébat, in ligno quoque vincerétur: per Christum, Dóminum nostrum. Per quem majestátem tuam laudant Angeli, adórant Dominatiónes, tremunt Potestátes. Coeli coelorúmque Virtútes ac beáta Séraphim sócia exsultatióne concélebrant. Cum quibus et nostras voces ut admítti júbeas, deprecámur, súpplici confessióne dicéntes


È veramente degno e giusto, conveniente e salutare, che noi, sempre e in ogni luogo, Ti rendiamo grazie, o Signore Santo, Padre Onnipotente, Eterno Iddio: Che hai procurato la salvezza del genere umano col legno della Croce: così che da dove venne la morte, di là risorgesse la vita, e chi col legno vinse, dal legno fosse vinto: per Cristo nostro Signore. Per mezzo di Lui la tua maestà lodano gli Angeli, adorano le Dominazioni e tremebonde le Potestà. I Cieli, le Virtù celesti e i beati Serafini la celebrano con unanime esultanza. Ti preghiamo di ammettere con le loro voci anche le nostre, mentre supplici confessiamo dicendo


COMMUNIO

Ps 10:13 et 14.

Potum meum cum fletu temperábam: quia élevans allisísti me: et ego sicut fænum árui: tu autem, Dómine, in ætérnum pérmanes: tu exsúrgens miseréberis Sion, quia venit tempus miseréndi eius.


Mescolai con lacrime la mia bevanda, perché, levatomi in alto, mi hai atterrato; ed io come stelo sono inaridito; tu invece, o Signore, sussisti in eterno; e tu sorgendo farai misericordia a Sion, perché è giunto il tempo di avere pietà di essa.


POSTCOMMUNIO

Orémus.

Largíre sénsibus nostris, omnípotens Deus: ut, per temporálem Fílii tui mortem, quam mystéria veneránda testántur, vitam te nobis dedísse perpétuam confidámus. Per eundem Dominum nostrum Jesum Christum filium tuum, qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti, Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.


Concedi alle anime nostre, o Dio onnipotente, di ritenere fermamente che la vita eterna ci è stata elargita da te, la morte temporale del Figlio tuo, che ci viene attestata da questi venerandi misteri. Per il medesimo nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.


ORATIO SUPER POPULUM

Orémus.

Humiliáte cápita vestra Deo.

Réspice, quaesumus, Dómine, super hanc famíliam tuam, pro qua Dóminus noster Jesus Christus non dubitávit mánibus tradi nocéntium, et Crucis subíre torméntum: Qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus per omnia saecula saeculorum. Amen.


Volgi lo sguardo, o Signore, te ne supplichiamo, su questa tua famiglia, per la quale nostro Signore Gesù Cristo non esitò di darsi nelle mani dei carnefici e di subire il supplizio della croce. Lui che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.