venerdì 30 marzo 2018

Venerdì Santo


La Santa Chiesa commemora il mistero tremendo e adorabile del Verbo Incarnato che muore sulla Croce per la salvezza del genere umano. La Sposa, orbato dello Sposo ucciso dalla Sinagoga e dai Romani, si copre delle nere vesti del lutto, rievoca la Passione e adora la Croce su cui fu confitto l’unico Salvatore del mondo.


Il celebrante e il diacono, in camice e stola, e il suddiacono, col solo camice, si prostrano davanti all’altare completamente spoglio. Tutti gli altri - clero e popolo - rimangono in ginocchio.


Alzatosi il celebrante canta a mani giunte e in tono feriale, stando sempre di fronte all’altare l’ORAZIONE

Deus, qui peccati veteris hereditariam mortem, in qua posteritatis genus omne successerat, Christi tui, Domini nostri, passione solvisti: da, ut, conformes eidem facti; sicut imaginem terrenae naturae necessitate portavimus, ita imaginem coelestis gratiae sanctificatione portemus. Per eundem Christum Dominum nostrum. Amen.

O Dio, che per i meriti della Passione di Gesù Cristo, nostro Signore, ci hai liberati dalla morte ereditaria del primo Adamo, nella quale si ritrova ogni creatura umana: concedi che, fatti conformi a lui, abbiamo a portare nella santità l'impronta della divina grazia, così come necessariamente portiamo l'immagine della natura umana. Per lo stesso Cristo nostro Signore. Amen.

Si leggono poi le due Lezioni alle quali non si risponde Deo gratias

LECTIO
Os. 6, 1-6
Haec dicit Dominus: In tribulatione sua mane consurgent ad me: Venite, et revertamur ad Dominum: quia ipse cepit, et sanabit nos: percutiet, et curabit nos. Vivificabit nos post duos dies: in die tertia suscitabit nos, et vivemus in conspectu eius. Sciemus, sequemurque, ut cognoscamus Dominum: quasi diluculum praeparatus est egressus eius, et veniet quasi imper nobis temporaneus, et serotinus terrae. Quid faciam tibi Ephraim? quid faciam tibi Iuda? Misericordia vestra quasi nubes matutina, et quasi ros mane pertransiens. Propter hoc dolavi in prophetis, occidi eos in verbis oris mei: et iudicia tua quasi lux egredientur. Quia misericordiam volui, et non sacrificium, et scientiam Dei plus quam holocausta.

Questo dice il Signore: Nella loro tribolazione si alzeranno al mattino per venire a me. In via diranno: torniamo al Signore; poiché Egli stesso ci ha rapiti e ci salverà: ci ha percossi e ci guarirà. Egli ci renderà la vita dopo due giorni; il terzo giorno ci risusciterà e vivremo dinanzi a lui. Lo conosceremo e lo seguiremo per conoscerlo sempre meglio: egli verrà a noi come l'aurora e desiderato come la pioggia di autunno o di primavera. Che farò io a te, o Efraim? Che farò io a te, o Giuda? La vostra bontà è come una nube mattutina, e come la rugiada che al mattino scompare. Perciò io li ho trattati duramente per mezzo dei miei profeti e li uccideva colle parole della mia bocca; per tal modo la giustizia della tua condanna apparirà chiara come la luce. Perché io amo la misericordia e non il sacrificio, e la scienza di Dio più degli olocausti.

RESPONSORIUM
Habacuc 3, 2-3
Domine, audivi auditum tuum, et timui: consideravi opera tua, et expavi.
V. In medio duorum animalium innotesceris: dum appropinquaverint anni cognosceris: dum advenerit, tempus, ostenderis.
V. In eo, dum conturbata fuerit anima mea: in ira, misericordiae memor eris.
V. Deus a Libano veniet, et Sanctus de monte umbroso, et condenso.
V. Operuit coelos maiestas eius: et laudis eius plena est terra.

Ho sentito, o Signore, il tuo annunzio e ne ho avuto spavento. Ho considerato le tue opere e ne fui atterrito.
V. Tu ti rivelerai in mezzo a due animali; quando sarà vicino il tempo. Ti farai conoscere; quando sarà giunto il momento, ti farai vedere.
V. E poiché l'anima mia è turbata, tu nell'ira ti ricorderai d'aver pietà.
V. Dio verrà dal Libano e il Santo dal monte ombroso e folto.
V. La sua maestà ha coperto i cieli; la terra tutta è piena della sua gloria.

ORATIO
Oremus.
V. Flectamus genua.
R. Levate.
Deus, a quo et Iudas reatus sui poenam, et confessionis suae latro praemium sumpsit, concede novis tuae propitiationis effectum: ut sicut in passione sua Iesus Christus Dominus noster diversa utrisque intulit stipendia meritorum; ita nobis, ablato vetustatis errore, resurrectionis suae gratiam largiatur: Qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus per omnia saecula saeculorum. Amen.

Dio, da cui Giuda ricevette il castigo del suo delitto e il ladrone il premio del suo pentimento, fa a noi sentire l'effetto della tua pietà, affinché, come nella sua Passione Gesù Cristo Signor nostro diede all'uno e all'altro il dovuto trattamento, cosi tolte da noi le aberrazioni dell'uomo vecchio, ci dia la grazia della sua risurrezione. Lui che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

LECTIO
Ex. 12, 1-11
In diebus illis: Dixit Dominus ad Moysen et Aaron in terra Aegypti: Mensis iste, vobis principium mensium: primus erit in mensibus anni. Loquimini ad universum coetum filiorum Israel, et dicite eis: Decima die mensis huius tollat unusquisque agnum per familias et domos suas. Sin autem minor est numerus, ut sufficere possit ad venscendum agnum, assumet vicinum suum qui iunctus est domui suae, iuxta numerum animarum quae sufficere possunt ad esum agni. Erit autem agnus absque macula, masculus, anniculus: iuxta quem ritum tolletis et haedum. Et servabitis eum usque ad quartamdecimam diem mensis huius: immolabitque eum universa multitudo filiorum Israel ad vesperam. Et sument de sanguine eius, ac ponent super utrumque postem, et in superliminaribus domorum, in quibus comedent illum. Et edent carnes nocte illa assas igni, et azymos panes cum lactucis agrestibus. Non comedetis ex eo crudum quid, nec coctum aqua, sed tantum assum igni: caput cum pedibus eius et intestinis vorabitis. Nec remanebit quidquam ex eo usque mane. Si quid residuum fuerit, igne comburetis. Sic autem comedetis illum: menta habebitis in pedibus, tenentes baculos in manibus, et comedetis festinanter: est enim Phase id est transitus Domini.

In quei giorni il Signore disse a Mosè e ad Aronne nella terra di Egitto: Questo mese sarà per voi il principio dei mesi: sarà il primo dei mesi dell'anno. Parlate a tutta l'adunanza dei figliuoli d'Israele, e dite loro: il decimo giorno di questo mese prenda ognuno un agnello per famiglia e per casa. Che se il numero è inferiore a quello sufficiente per mangiare l'agnello, chiamerà il suo vicino, quello che sta accanto alla sua casa, secondo il numero delle persone bastanti per mangiar l'agnello. Questo poi sarà senza macchia [o difetto], maschio di un anno; e con eguale rito potete prendere anche un capretto. L'agnello lo serberete fino al giorno decimoquarto di questo mese; e tutta la moltitudine dei figliuoli d'Israele lo immolerà alla sera. E prenderanno del sangue suo e lo metteranno sulle due porte e sull'architrave della porta delle case nelle quali lo mangeranno. E in quella notte mangeranno quelle carni, arrostite al fuoco, con pani azzimi e lattughe selvatiche. Non mangerete nulla di crudo di esso, o cotto nell'acqua, ma soltanto arrostito col fuoco; mangerete anche il capo, coi piedi e gli intestini. Niente di esso deve avanzare per il mattino; se ne avanzasse qualcosa, si brucerà al fuoco. E lo mangerete in questo modo: Avrete i fianchi cinti, i calzari ai piedi, e il bastone in mano, e mangerete molto in fretta, perché è la Pasqua, cioè il passaggio, del Signore.

RESPONSORIUM
Ps. 139, 2-10 et 14
Eripe me, Domine, ab homine malo: a viro iniquo libera me.
V. Qui cogitaverunt malitias in corde: tota die constituebant praelia.
V. Acuerunt linguas suas sicut serpentis: venenum aspidum sub labiis eorum.
V. Custodi me, Domine, de manu peccatoris: et ab hominibus iniquis libera me.
V. Qui cogitaverunt supplantare gressus meos: absconderunt superbi laqueum mihi.
V. Et funes extenderunt in laqueum pedibus meis, iuxta iter scandalum posuerunt mihi.
V. Dixi Domino, Deus meus es tu: exaudi, Domine, vocem orationis meae.
V. Domine, Domine virtus salutis meae obumbra caput meum in die belli.
V. Ne tradas me a desiderio meo peccatori: cogitaverunt adversus me: ne derelinquas me, ne unquam exaltentur.
V. Caput circuitus eorum: labor labiorum ipsorum operiet eos.
V. Verumtamen iusti confitebuntur nomini tuo: et habitabunt recti cum vultu tuo.

Signore, liberami dall'uomo malvagio, liberami dagli uomini iniqui.
V. I quali tramano il male in cuor loro; tutto il giorno suscitano guerre.
V. Come di serpente vibra la loro lingua; veleno di vipera portano sul loro labbro.
Signore, difendimi dal peccatore; liberami dagli iniqui.
V. Essi tramano per farmi cadere. I superbi mi han teso un laccio nascosto.
V. Hanno teso delle reti, han posto un inciampo lungo la strada.
V. Ho detto al Signore: Tu sei il mio Dio: Signore, ascolta il grido della mia supplica.
V. O Signore, Signore rifugio della mia salvezza, proteggi il mio capo nel giorno, del combattimento.
V. Non darmi, o Signore, in potere al peccatore, come egli desidera; essi macchinano contro di me, non mi abbandonare, perché essi non abbiano a gloriarsi.
V. Sopra di quei che mi circondano ricadrà l'iniquità delle loro labbra.
V. Ma i giusti daranno lode al tuo nome, e i giusti abiteranno al tuo cospetto.


PASSIO Domini nostri Iesu Christi secundum Ioannem.

Io 18,1-40; 19, 1-42
In illo tempore: Egressus est Iesus cum discipulis suis trans torrentem Cedron, ubi erat hortus, in quem introivit ipse, et discipuli eius Sciebat autem et Iudas, qui tradebat eum, locum: quia frequenter Iesus convenerat illuc cum discipulis suis. Iudas ergo cum accepisset cohortem, et a pontificibus et pharisaeis ministros, venit illuc cum laternis, et facibus, et armis. Iesus itaque sciens omnia quae ventura erant super eum, processit, et dixit eis: Quem quaeritis? C. Responderunt ei: S. Iesum Nazarenum. C. Dicit eis Iesus: Ego sum. C. Stabat autem et Iudas, qui tradebat eum, cum ipsis. Ut ergo dixit eis: Ego sum: abierunt retrorsum, et ceciderunt in terram. Iterum ergo interrogavit eos: Quem quaeritis? C. Illi autem dixerunt, S. Iesum Nazarenum. C. Respondit Iesus: Dixi vobis, quia ego sum: si ergo me quaeritis, sinite hos abire. C. Ut impleretur sermo, quem dixit: Quia quos dedisti mihi, non perdidi ex eis quemquam. Simon ergo Petrus habens gladium eduxit eum: et percussit pontificis servum: et abscidit auriculam eius dexteram. Erat autem nomen servo Malchus. Dixit ergo Iesus Petro:  Mitte gladium tuum in vaginam. Calicem, quem didit mihi Pater, non bibam illum? C. Cohors ergo, et tribunus, et ministri Iudaeorum comprehenderunt Iesum, et ligaverunt eum: et adduxerunt eum ad Annam primum; erat autem socer Caiphae, qui erat pontifex anni illius. Erat autem Caiphas, quo consilium dederat Iudaeis: Quia expedit unum hominem mori pro populo. Sequebatur autem Iesum Simon Petrus, et alius discipulus. Discipulus autem ille erat notus pontifici, et introivit cum Iesu in atrium pontificis. Petrus autem stabat ad ostium foris. Exivit ergo discipulus alius, qui erat notus pontifici, et dixit ostiariae: et introduxit Petrum. Dicit ergo Petro ancilla ostiaria: S. Numquid et tu ex discipulis es hominis istius? C. Dicit ille: S. Non sum. C. Stabant autem servi, et ministri ad prunas, quia frigus erat, et calefaciebant se. Erat autem cum eis et Petrus stans, et califaciens se. Pontifex ergo interrogavit Iesum de discipulis suis, et de doctrina eius. Respondit ei Iesus: Ego palam locutus sum mundo: ego semper docui in synagoga, et in templo, quo omnes Iudaei conveniunt: et in occulto locutus sum nihil. Quid me interrogas? interroga eos, qui audierunt quid locutus sim ipsis: ecce hi sciunt quae dixerim ego. C. Haec autem cum dixisset, unus assistens ministrorum dedit alapam Iesu, dicens: S. Sic respondes pontifici? C. Respondit ei Iesus: Si male locutus sum, testimonium perhibe de malo: si autem bene, quid me caedis? C. Et misit eum Annas ligatum ad Caipham pontificem. Erat autem Simon Petrus stans, et calefaciens se. Dixerunt ergo ei: S. Numquid et tu ex discipulis eius es? C. Negavit ille, et dixerit: S. Non sum. C. Dicit ei unus ex servis pontificis, cognatus eius, cuius abscidit Petrus auriculam: S. Nonne ego te vidi in horto cum illo? C. Iterum ergo negavit Petrus: et statim gallus cantavit. Adducunt ergo Iesum a Caipha in praetorium. Erat autem mane: et ipsi non introierunt in praetorium, ut non contaminarentur, sed ut manducarent pascha. Exivit ergo Pilatus ad eos foras, et dixit: S. Quam accusationem affertis adversus hominem hunc? C. Responderunt, et dixerunt ei: S. Si non esset hic malefactor, non tibi tradidissemus eum. C. Dixit ergo eis Pilatus: S. Accipite eum vos, et secundum legem vestram iudicate eum. C. Dixerunt ergo ei Iudaei: S. Nobis non licet interficere quemquam. C. Ut sermo Iesu impleretur, quem dixit, significans qua morte esset moriturus. Introivit ergo iterum in praetorium Pilatus et vocavit Iesum, et dixit ei: S. Tu es Rex Iudaeorum? C. Respondit Iesus: A temetipso hoc dicis, an alii dixerunt tibi de me? C. Respondit Pilatus: S. Numquid ego Iudaeus sum? Gens tua, et pontifices tradiderunt te mihi: quid fecisti? C. Respondit Iesus: Regnum meum non est de hoc mundo. Si ex hoc mundo esset regnum meum, ministri mei utique decertarent ut non traderer Iudaeis: nun autem regnum meum non est hinc. C. Dixit itaque est Pilatus: S. Ergo Rex es tu? C. Respondit Iesus: Tu dicis quia Rex sum ego. Ego in hoc natus sum, et ad hoc veni in mundum, ut testimonium perhibeam veritati: omnis, qui est ex veritate, audit vocem meam. C. Dicit ei Pilatus: S. Quid est veritas? C. Et cum hoc dixisset, iterum exivit ad Iudaeos, et dicit eis: S. Ego nullam invenio in eo causam. Est autem consuetudo vobis ut unum dimittam vobis in Pasha: vultis ergo dimittam vobis Regem Iudaeorum? C. Clamverunt ergo rursum omnes, dicentes: S. Non hunc, sed Barabbam. C. Erat autem Barabbas latro. Tunc ergo apprehendit Pilatus Iesum, et flagellavit. Et milites plectentes coronam de spinis, imposuerunt capiti eius: et veste purpurea circumdederunt eum. Et veniebant ad eum, et dicebant: S. Ave Rex Iudaeorum. C. Et dabant ei alapas. Exivit ergo iterum Pilatus foras, et dicit eis: S. Ecce adduco vobis eum foras, ut cognoscatis quia nullam invenio in eo causam. C. Exivit ergo Iesus portans coronam spineam, et purpureum vestimentum. Et dicit eis: S. Ecce homo. C. Cum ergo vidissent cum pontifices et ministri, clamabant, dicentes: S. Crucifige, crucifige eum. C. Dicit eis Pilatus: S. Accpipte eum vos, et crucifigite: ego enim non invenio in eo causam. C. Responderunt ei Iudaei: S. Nos legem habemus, et secundum legem debet mori, quia Filium Dei se fecit. C. Cum ergo audisset Pilatus hunc sermonem, magis timuit. Et ingressus est praetorium iterum: et dixit ad Iesum: S. Unde es tu? C. Iesus autem responsum non dedit ei. Dicit ergo ei Pilatus: S. Mihi non loqueris? Nescis quia potestatem habeo crucifigere te, et potestatem habeo dimittere te? C. Respondit Iesus: Non haberes potestatem adversum me ullam, nisi tibi datum esset desuper. Propterea qui me tradidit tibi, maius peccatum habet. C. Et exinde quaerebat Pilatus dimittere eum. Iudaei autem clamabant, dicentes: S. Si hunc dimittis, non es amicus Caesaris. Omnis enim qui se regem facit, contradicit Caesari. C. Pilatus autem cum audisset hos sermones, adduxit foras Iesum, et sedit pro tribunali, in loco qui dicitur Lithostrotos, hebraice autem Gabbatha. Erat autem Parasceve Paschae, hora quasi sexta, et dicit Iudaeis: S. Ecce Rex vester. C. Illi autem clamabant: S. Tolle, tolle, crucifige eum. C. Dicit eis Pilatus: S. Regem vestrum crucifigam? C. Responderunt pontifices: S. Non habemus regem, nisi Caesarem. C. Tunc ergo tradidit eis illum ut crucifigeretur. Susceperunt autem Iesum, et eduxerunt. Et baiulans sibi crucem, exivit in eum, qui dicitur Calvariae, locum, hebraice autem Golgotha: ubi crucifixerunt eum, et cum eo alios duos hinc et hinc, medium autem Iesum. Scripsit autem et titulum Pilatus: et posuit super crucem. Erat autem scriptum: Iesus Nazarenus, Rex Iudaeorum. Hunc ergo titulum multi Iudaeorum legerunt, quia prope civitatem erat locus ubi crucifixus est Iesus. Et erat scriptum hebraice, graece et latine. Dicebant ergo Pilato pontifices Iudaeorum: S. Noli scribere, Rex Iudaeorum, sed quia ipse dixit: Rex sum Iudaeorum. C. Respondit Pilatus: S. Quod scripsi, scripsi. C. Milites ergo cum crucifixissent eum, acceperunt vestimenta eius et fecerunt quatuor partes: unicuique militi partem, et tunicam. Erat autem tunica inconsutilis, desuper contexta per totum. Dixerunt ergo ad invicem: S. Non scindamus eam, sed sortiamur de illa cuius sit. C. Ut Scriptura impleretur, dicens: Partiti sunt vestimenta mea sibi: et in vestem meam miserunt sortem. Et milites quidem haec fecerunt. Stabant autem iuxta crucem Iesu mater eius, et soror matris eius Maria Cleophae, et Maria Magdalene. Cum videsset ergo Iesus matrem, et discipulum stantem, quem diligebat, dicit matri suae: Mulier, ecce filius tuus. C. Deinde dicit discipulo: Ecce mater tua. C. Et ex illa hora accepit eam discipulus in sua. Postea sciens Iesus quia omnia consummata sunt, ut consummaretur Scriptura, dixit: Sitio. C. Vas ergo erat positum aceto plenum. Illi autem spongiam plenam aceto, hyssopo circumponentes, obtulerunt ori eius. Cum ergo accepisset Iesus acetum, dixit: Consummatum est. C. Et inclinato capite, tradidit spiritum.

In quel tempo: Gesù uscì con i' suoi discepoli al di là del torrente Cedron, dove era un orto, e vi entrò in loro compagnia. Conosceva bene anche Giuda quella località, perché Gesù vi andava spesso con i suoi discepoli. Avendo presa una coorte e alcune guardie dai capi dei sacerdoti e dei farisei, Giuda arrivò là con lanterne, con torce e con armi. Gesù pertanto conoscendo tutto ciò che stava per succedergli, andò loro incontro e disse: «Chi cercate?». Gli risposero: «Gesù, il Nazareno». Disse loro Gesù: «Sono io!». Vi era là con loro anche Giuda, il traditore. Appena disse «Sono io», indietreggiarono e caddero a terra. Domandò loro di nuovo: «Chi cercate?». Risposero: «Gesù, il Nazareno». Gesù replicò: «Vi ho detto che sono io. Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano». Perché s'adempisse la parola che egli aveva detto: «Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato». Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori e colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l'orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco. Gesù allora disse a Pietro: «Rimetti la tua spada nel fodero; non devo forse bere il calice che il Padre mi ha dato?». Allora il distaccamento con il comandante e le guardie dei Giudei afferrarono Gesù, lo legarono e lo condussero prima da Anna: egli era infatti suocero di Caifa, che era sommo sacerdote in quell'anno. Caifa poi era quello che aveva consigliato ai Giudei: «E' meglio che un uomo solo muoia per il popolo». Intanto Simon Pietro seguiva Gesù insieme con un altro discepolo. Questo discepolo era conosciuto dal sommo sacerdote e perciò entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote; Pietro invece si fermò fuori, vicino alla porta. Allora quell'altro discepolo, noto al sommo sacerdote, tornò fuori, parlò alla portinaia e fece entrare anche Pietro. E la portinaia disse a Pietro: «Forse anche tu sei dei discepoli di quest'uomo?». Egli rispose: «Non lo sono». Intanto i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e si scaldavano; anche Pietro stava con loro e si scaldava. Allora il sommo sacerdote interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e alla sua dottrina. Gesù gli rispose: «Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove tutti i Giudei si riuniscono, e non ho mai detto nulla di nascosto. Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto». Aveva appena detto questo, che una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: «Così rispondi al sommo sacerdote?». Gli rispose Gesù: «Se ho parlato male, dimostrami dov'è il male; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?». Allora Anna lo mandò legato a Caifa, sommo sacerdote. Intanto Simon Pietro stava là a scaldarsi. Gli dissero: «Non sei anche tu dei suoi discepoli?». Egli lo negò e disse: «Non lo sono». Ma uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l'orecchio, disse: «Non ti ho forse visto con lui nel giardino?». Pietro negò di nuovo, e subito un gallo cantò. Allora condussero Gesù dalla casa di Caifa nel pretorio. Era l'alba ed essi non vollero entrare nel pretorio per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua. Uscì dunque Pilato verso di loro e domandò: «Che accusa portate contro quest'uomo?». Gli risposero: «Se non fosse un malfattore, non te l'avremmo consegnato». Allora Pilato disse loro: «Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra legge!». Gli risposero i Giudei: «A noi non è consentito mettere a morte nessuno». Così si adempivano le parole che Gesù aveva detto indicando di quale morte doveva morire. Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Tu sei il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te oppure altri te l'hanno detto sul mio conto?». Pilato rispose: «Sono io forse Giudeo? La tua gente e i sommi sacerdoti ti hanno consegnato a me; che cosa hai fatto?». Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici; io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce». Gli dice Pilato: «Che cos'è la verità?». E detto questo uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: «Io non trovo in lui nessuna colpa. Vi è tra voi l'usanza che io vi liberi uno per la Pasqua: volete dunque che io vi liberi il re dei Giudei?». Allora essi gridarono di nuovo: «Non costui, ma Barabba!». Barabba era un brigante. Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora; quindi gli venivano davanti e gli dicevano: «Salve, re dei Giudei!». E gli davano schiaffi. Pilato intanto uscì di nuovo e disse loro: «Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui nessuna colpa». Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: «Ecco l'uomo!». Al vederlo i sommi sacerdoti e le guardie gridarono: «Crocifiggilo, crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Prendetelo voi e crocifiggetelo; io non trovo in lui nessuna colpa». Gli risposero i Giudei: «Noi abbiamo una legge e secondo questa legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio». All'udire queste parole, Pilato ebbe ancor più paura ed entrato di nuovo nel pretorio disse a Gesù: «Di dove sei?». Ma Gesù non gli diede risposta. Gli disse allora Pilato: «Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?». Rispose Gesù: «Tu non avresti nessun potere su di me, se non ti fosse stato dato dall'alto. Per questo chi mi ha consegnato nelle tue mani ha una colpa più grande». Da quel momento Pilato cercava di liberarlo; ma i Giudei gridarono: «Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque infatti si fa re si mette contro Cesare». Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette nel tribunale, nel luogo chiamato Litòstroto, in ebraico Gabbatà. Era la Preparazione della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: «Ecco il vostro re!». ]Ma quelli gridarono: «Via, via, crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Metterò in croce il vostro re?». Risposero i sommi sacerdoti: «Non abbiamo altro re all'infuori di Cesare». Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso. Essi allora presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo del Cranio, detto in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall'altra, e Gesù nel mezzo. Pilato compose anche l'iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei». Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove fu crocifisso Gesù era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. I sommi sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: «Non scrivere: il re dei Giudei, ma che egli ha detto: Io sono il re dei Giudei». Rispose Pilato: «Ciò che ho scritto, ho scritto». I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una per ciascun soldato, e la tunica. Ora quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d'un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca. Così si adempiva la Scrittura: Si son divise tra loro le mie vesti e sulla mia tunica han gettato la sorte. E i soldati fecero proprio così. Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa. Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse per adempiere la Scrittura: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno d'aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. E dopo aver ricevuto l'aceto, Gesù disse: «Tutto è compiuto!». E, chinato il capo, spirò.


Qui si genuflette e si medita in silenzio il mistero del Dio morto per noi


Iudaei ergo quoniam Parasceve erat ut non remanerent in cruce corpora sabbato erat enim magnus dies ille sabbati) rogaverunt Pilaum, ut frangerentur eorum crura, et tollerentur. Venerunt ergo milites: et primi quidem fregerunt crura, et alterius qui crucifixus est cum eo. Ad Iesum autem cum venissent, ut viderunt eum iam mortuum, non fregerunt eius crura: sed unus militum lancea latus eius aperuit, et continuo exivit sanguis et aqua. Et qui vidit, testimonium perhibuit: et verum est testimonium eius. Et ille scit, quia vera dicit: ut et vos credatis. Facta sunt enim haec ut Scriptura impleretur: Os non comminuetis ex eo. Et iterum alia Scriptura dicit: Videbunt in quem transfixerunt. Post haec autem rogavit Pilatum Ioseph ab Arimathaea eo quod esset discipulus Iesu, occultus autem propter metum Iudaeorum, ut tolleret corpus Iesu. Et permisit Pilatus. Venit ergo, et tulit corpus Iesu. Venit autem et Nicodemus, qui venerat ad Iesum nocte primum, ferens mixturam myrrhae, et aloes, quasi libras centum. Acceperunt ergo corpus Iesu, et ligaverunt illud linteis cum aromatibus, sicut mos est Iudaeis sepelire. Erat autem in loco, ubi crucifixus est, hortus: et in horto monumentum novum, in quo nondum quisquam positus erat. Ibi ergo propter Parasceven Iudaeorum, quia iuxta erat monumentum, posuerunt Iesum.

Era il giorno della Preparazione e i Giudei, perché i corpi non rimanessero in croce durante il sabato (era infatti un giorno solenne quel sabato), chiesero a Pilato che fossero loro spezzate le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe al primo e poi all'altro che era stato crocifisso insieme con lui. Venuti però da Gesù e vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera e egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. Questo infatti avvenne perché si adempisse la Scrittura: Non gli sarà spezzato alcun osso. E un altro passo della Scrittura dice ancora: Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto. Dopo questi fatti, Giuseppe d'Arimatea, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. Vi andò anche Nicodemo, quello che in precedenza era andato da lui di notte, e portò una mistura di mirra e di aloe di circa cento libbre. Essi presero allora il corpo di Gesù, e lo avvolsero in bende insieme con oli aromatici, com'è usanza seppellire per i Giudei. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora deposto. Là dunque deposero Gesù, a motivo della Preparazione dei Giudei, poiché quel sepolcro era vicino.


Terminato il Passio il celebrante assume il piviale nero, il diacono la dalmatica e il suddiacono la dalmatica e la tonacella parimenti nere. Sull’altare si stende una tovaglia. Il celebrante salito all’altare lo bacia nel mezzo e sempre stando nel mezzo canta le solenni orazioni

  


1. PRO SANCTA ECCLESIA
Oremus, dilectissimi nobis, pro Ecclesia sancta Dei: ut eam Deus et Dominus noster pacificare, adunare, et custodire dignetur toto orbe terrarum: subiiciens ei principatus, et potestates: detque nobis quietam et tranquilam vitam degentibus, glorificare Deum Patrem omnipotentem.
S. Oremus.
V. Flectamus genua.
R. Levate.
Omnipotens sempiterne Deus, qui gloriam tuam omnibus in Christo gentibus revelasti: custodi opera misericordiae tuae; ut Ecclesia tua toto orbe diffusa, stabili fide in confessione tui nominis perseveret. Per eundem Dominum nostrum Iesum Christum, Filium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.

Preghiamo, o carissimi, per la Chiesa santa di Dio; affinché Iddio nostro Signore si degni di pacificarla, raccoglierla e custodirla in tutto il mondo, assoggettando a lei i principati e le potestà; e a noi conceda che, con una vita quieta e tranquilla, diamo gloria a Dio Padre onnipotente.
S. Oremus.
V. Flectamus genua.
R. Levate.
Onnipotente sempiterno Iddio, che nel Cristo hai rivelato la tua gloria a tutte le nazioni, custodisci le opere della tua misericordia, e fa che la tua Chiesa, sparsa per tutto il mondo, perseveri con fede salda nella confessione del tuo nome. Per il medesimo nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

2. PRO SUMMO PONTIFICE
Oremus et pro beatissimo Papa nostro N., ut Deus et Dominus noster, qui elegit eum in ordine episcopatus, salvum atque incolumem custodiat Ecclesiae suae sanctae, ad regendum populum sanctum Dei.
S. Oremus.
V. Flectamus genua.
R. Levate.
Omnipotens sempiterne Deus, cuius iudicio universa fundantur: respice propitius ad preces nostras, et electum nobis Antistitem tua pietate conserva; ut christiana plebs, quae te gubernatur auctore, sub tanto pontifice, credulitatis suae meritis augeatur. Per Dominum nostrum Iesum Christum, Filium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.

Preghiamo anche per il nostro beatissimo Papa N., affinché Iddio nostro Signore, che lo ha prescelto nel l'ordine dell'episcopato, Io mantenga sano e salvo alla sua santa Chiesa, perché governi il popolo santo di Dio.
S. Oremus.
V. Flectamus genua.
R. Levate.
Onnipotente sempiterno Iddio, dalla cui sapienza sono rette tutte le cose, volgiti propizio alle nostre preghiere, e nella tua bontà, conservaci il Pastore che ci scegliesti; affinché il popolo cristiano, che è governato dalla tua autorità, sotto un tanto Pontefice, cresca nei meriti della sua fede. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.   Amen

3. PRO OMNIBUS ORDINIBUS GRADIBUSQUE FIDELIUM
Oremus et pro omnibus Episcopis, Presbyteris, Diaconibus, Subdiaconibus, Acolythis, Exorcistis, Lectoribus, Ostiariis, Confessionibus, Virginibus, Viduis: et pro omni populi sancto Dei.
S. Oremus.
V. Flectamus genua.
R. Levate.
Omnipotens sempiterne Deus, cuius spiritu totum corpus Ecclesiae sanctificatur et regitur: exaudi nos pro universis ordinibus supplicantes; ut gratiae tuae munere, ab omnibus tibi gradibus fideliter serviatur. Per Dominum nostrum Iesum Christum, Filium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitate eiusdem Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.

Preghiamo anche per tutti i Vescovi, i Sacerdoti, i Diaconi, i Suddiaconi, gli Accoliti, gli Esorcisti, i Lettori, gli Ostiari, i Confessori, le Vergini, le Vedove, e per tutto il popolo santo di Dio.
S. Oremus.
V. Flectamus genua.
R. Levate.
Onnipotente sempiterno Iddio, dal cui spirito tutto il corpo della Chiesa viene santificato e governato, ascolta le preghiere che ti facciamo per tutti gli ordini, e fa che, col favore della tua grazia, da tutti i gradi ti si presti un fedele servizio. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen

4. PRO RES PUBLICAS MODERANTIBUS
Oremus et pro omnibus res publicas moderantibus, eorumque ministeriis et potestatibus: ut Deus et Dominus noster mentes et corda eorum secundum voluntatem suam dirigat ad nostram perpetuam pacem.
S. Oremus.
V. Flectamus genua.
R. Levate.
Omnipotens sempiterne Deus, in cuius manu sunt omnium potestates et omnium iura populorum: respice benignus ad eos, qui nos in potestate regunt; ut ubique terrarum, dextera tua protegente, et religionis integritas, et patriae securitas indesinenter consistat. Per Dominum nostrum Iesum Christum, Filium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.

Preghiamo ora per tutti i governanti, con i loro incarichi e poteri, affinché Iddio nostro Signore guidi la loro mente e il loro cuore secondo la Sua volontà per conservare sempre la pace.
S. Oremus.
V. Flectamus genua.
R. Levate.
Signore onnipotente ed eterno, nelle Tue mani sono i poteri delle autorità e i diritti di tutti i popoli; volgi la Tua benevolenza ai nostri governanti, affinché col Tuo aiuto in tutta la terra regni senza interruzione la purezza della fede e la sicurezza delle nazioni. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen

5. PRO CATECHUMENIS
Oremus et pro catechumenis nostris: ut Deus et Dominus noster adaperiat aures praecordiorum ipsorum, ianuamque misericordiae; ut per lavacrum regenerationis accepta remissione omnium peccatorum, et ipsi inveniantur in Christo Iesu Domino nostro.
S. Oremus.
V. Flectamus genua.
R. Levate.
Omnipotens sempiterne Deus, qui Ecclesiam tuam nova semper prole foecundas: auge fidem et intellectum catechumenis nostris; ut renati fonte baptismatis, adoptionis tuae filiis aggregentur. Per Dominum nostrum Iesum Christum, Filium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.

Preghiamo anche per i nostri catecumeni, affinché Iddio nostro Signore apra loro le orecchie del cuore e la porta della misericordia; onde ricevuta, mediante il lavacro della rigenerazione, la remissione di tutti i peccati, essi pure si trovino riuniti nel Cristo Gesù Signor nostro.
S. Oremus.
V. Flectamus genua.
R. Levate.
Onnipotente sempiterno Iddio, che rendi sempre feconda di nuova prole la tua Chiesa, accresci ai nostri catecumeni la fede e l'intelligenza; e fa che, rinati nel fonte battesimale, siano aggregati ai tuoi figliuoli di adozione. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen

6. PRO FIDELIUM NECESSITATIBUS
remus, dilectissimi nobis, Deum Patrem omnipotentem, ut cunctis mundum purget erroribus: morbos auferat: famem depellat: aperiat carceres: vincula dissolvat: peregrinantibus reditum: infirmantibus sanitatem: navigantibus portum salutis indulgeat.
S. Oremus.
V. Flectamus genua.
R. Levate.
Omnipotens sempiterne Deus, moestorum consolatio, laborantium fortitudo: perveniant ad te preces de quacumque tribulatione clamantium; ut omnes sibi in necessitatibus suis misericordiam tuam gaudeant affuisse. Per Dominum nostrum Iesum Christum, Filium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.

Preghiamo, o dilettissimi, Iddio Padre onnipotente, affinché purghi il mondo da tutti gli errori; tolga via le malattie, tenga lontana la fame, apra le carceri, spezzi le catene, conceda ai viaggiatori il ritorno, agl'infermi la salute, ai naviganti il porto della salvezza.
S. Oremus.
V. Flectamus genua.
R. Levate.
Onnipotente sempiterno Iddio, consolazione degli afflitti, forza dei tribolati; giungano a te le preghiere di quelli che da qualunque strettezza t'invocano ; e fa che nelle loro necessità tutti abbiano la gioia di sentirsi assistiti dalla tua misericordia. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

7. PRO HAERETICIS ET SCHISMATICIS
Oremus et pro haereticis et schismaticis: ut Deus et Dominus noster eruat eos ab erroribus universis; et ad sanctam matrem Ecclesiam Catholicam atque Apostolicam revocare dignetur.
S. Oremus.
V. Flectamus genua.
R. Levate.
Omnipotens sempiterne Deus, qui salvas omnes, et neminem vis perire: respice ad animas diabolica fraude deceptas; ut omni haeretica pravitatae deposita, errantium corda resipiscant, et ad veritatis tuae redeant unitatem. Per Dominum nostrum Iesum Christum, Filium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.

Preghiamo anche per gli eretici e gli scismatici; affinché Iddio nostro Signore li liberi da tutti gli errori; e si degni di ricondurli alla santa madre, la Chiesa Cattolica e Apostolica.
S. Oremus.
V. Flectamus genua.
R. Levate.
Onnipotente sempiterno Iddio, che salvi tutti, e vuoi che nessuno perisca, volgi lo sguardo alle anime sedotte dagl'inganni del demonio; affinché, deponendo ogni eretica depravazione, i cuori degli erranti si ravvedano, e ritornino all'unità della tua verità. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

8. PRO CONVERSIONE IUDÆORUM
Orémus et pro pérfidis Iudæis: ut Deus et Dóminus noster áuferat velámen de córdibus eórum; ut et ipsi agnóscant Iesum Christum, Dóminum nostrum.

Omnípotens sempitérne Deus, qui étiam iudáicam perfídiam a tua misericórdia non repéllis: exáudi preces nostras, quas pro illíus pópuli obcæcatióne deférimus; ut, ágnita veritátis tuæ luce, quæ Christus est, a suis ténebris eruántur. Per eundem Dominum nostrum Iesum Christum filium tuum, qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti, Deus, per omnia saecula saeculorum.  Amen.

Preghiamo pure per i Giudei infedeli, affinché il Signore nostro Dio tolga il velo che copre i loro cuori, e riconoscano con noi Gesù Cristo nostro Signore.

Dio onnipotente e sempiterno, che nella tua misericordia non discacci neppure l’infedeltà giudaica; esaudisci le preghiere che noi ti rivolgiamo a riguardo della cecità di questo popolo, affinché riconoscendo la luce della tua verità, che è il Cristo, essi siano liberati dalle loro tenebre. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

9. PRO CONVERSIONE INFIDELIUM
Oremus et pro paganis: ut Deus omnipotens auferat iniquitatem a cordibus eorum; ut relictis idolis suis, convertantur ad Deum vivum et verum, et unicum Filium eius Iesum Christum Deum et Dominum nostrum.
S. Oremus.
V. Flectamus genua.
R. Levate.
Omnipotens sempiterne Deus, qui non mortem peccatorum, sed vitam semper inquiris: suscipe pro vitam semper inquiris: suscipe propitius orationem nostram, et libera eos ab idolorum cultura; et aggrega Ecclesiae tuae sanctae ad laudem et gloriam nominis tui. Per Dominum nostrum Iesum Christum, Filium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.

Preghiamo anche per i pagani; affinché Dio onnipotente tolga dai loro cuori l’iniquità; onde, abbandonando i loro idoli, si convertano al Dio vivo e vero e all'unico suo Figliuolo Gesù Cristo nostro Signore.
S. Oremus.
V. Flectamus genua.
R. Levate.
Onnipotente sempiterno Iddio, che non la morte, ma la vita cerchi sempre dei peccatori, accogli benigno la nostra preghiera, e libera i pagani dal culto degli idoli, e aggregali alla tua santa Chiesa, a onore e gloria del tuo nome. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

Concluse le orazioni il celebrante e i ministri depongono le vesti a parte la stola e si fa lo svelamento e la adorazione della Croce. Prima a lato dell’epistola si svela la sommità della Croce; sulla pradella sempre sul lato dell’epistola si svela il braccio destro; infine al centro dell’altare si scopre tutto il crocifisso. Nell’atto dello scoprimento il celebrante canta, a voce sempre più alta

Ecce lignum Crucis, in quo salus mundi pependit.

e tutti rispondono

Venite, adoremus.


Quindi si adora la croce.
  


Durante l’adorazione della croce vengono cantati gli Improperi

V. Popule meus, quid feci tibi? aut in quo contristavi te? Responde mihi.
V. Quia eduxi te de terra Aegypti, parasti crucem Salvatori tuo.
R. Agios o Theos!
R. Sanctus Deus!
R. Agios ischyros!
R. Sanctus fortis!
R. Agios athanatos, eleison imas.
R. Sanctus immortalis, miserere nobis.
V. Quia eduxi te per desertum quadraginta annis, et manna cibavi te, et introduxi te in terram satis bonam: parasti Crucem Salvatori tuo.
R. Agios o Theos!
R. Sanctus Deus!
R. Agios ischyros!
R. Sanctus fortis!
R. Agios athanatos, eleison imas.
R. Sanctus immortalis, miserere nobis.
V. Quid ultra debui facere tibi, et non feci? Ego quidem plantavi te vineam meam speciosissimam: et tu facta es mihi nimis amara: aceto namque sitim meam potasti: et lancea perforasti latus Salvatori tuo.
R. Agios o Theos!
R. Sanctus Deus!
R. Agios ischyros!
R. Sanctus fortis!
R. Agios athanatos, eleison imas.
R. Sanctus immortalis, miserere nobis.

V. Popolo mio, che ti ho fatto io? o in che ti ho contristato? Rispondimi.
V. Forse perché ti ho condotto fuori dalla terra di Egitto, hai preparata la Croce al tuo Salvatore.
R. Santo Iddio.
R. Santo Iddio.
R. Santo e forte.
R. Santo e forte.
R. Santo immortale, abbi pietà di noi.
R. Santo immortale, abbi pietà di noi.
V. Forse perché ti ho guidato nel deserto per quarant'anni, e ti ho cibato con la manna, e ti ho introdotto nella terra ricchissima, tu hai preparata la Croce al tuo Salvatore.
R. Santo Iddio.
R. Santo Iddio.
R. Santo e forte.
R. Santo e forte.
R. Santo immortale, abbi pietà di noi.
R. Santo immortale, abbi pietà di noi.
V. Che cosa dovevo fare io di più per te e non lo feci? Io ho piantato te, quasi tu fossi la mia vigna prediletta, e tu fosti per me di un'estrema amarezza; poiché nella mia sete con l'aceto mi hai abbeverato e con la lancia hai squarciato il costato del tuo Salvatore.
R. Santo Iddio.
R. Santo Iddio.
R. Santo e forte.
R. Santo e forte.
R. Santo immortale, abbi pietà di noi.
R. Santo immortale, abbi pietà di noi.

V. Ego propter te flagellavi Aegyptum cum primogenitus suis: et tu me flagellatum tradidisti.
R. Popule meus, quid feci tibi? aut in quo contristavi te? Responde mihi.
V. Ego eduxi te de Aegypto, demerso Pharaone in Mare Rubrum: et tu me tradidisti principibus sacerdotum.
R. Popule meus, quid feci tibi? aut in quo contristavi te? Responde mihi.
V. Ego ante te aperui mare: et tu aperuisti lancea latus meum.
R. Popule meus, quid feci tibi? aut in quo contristavi te? Responde mihi.
V. Ego ante te praeivi in columna nubis: et tu me duxisti ad praetorium Pilati.
R. Popule meus, quid feci tibi? aut in quo contristavi te? Responde mihi.
V. Ego te pavi manna per desertum: et tu me cecidisti alapis et flagellis.
R. Popule meus, quid feci tibi? aut in quo contristavi te? Responde mihi.
V. Ego te potavi aqua salutis de petra: et tu me potasti felle, et aceto.
R. Popule meus, quid feci tibi? aut in quo contristavi te? Responde mihi.
V. Ego propter te Chananaeorum reges percussi: et tu percussisti arundine caput meum.
R. Popule meus, quid feci tibi? aut in quo contristavi te? Responde mihi.
V. Ego dedi tibi sceptrum regale: et tu dedisti capiti meo spineam coronam.
R. Popule meus, quid feci tibi? aut in quo contristavi te? Responde mihi.
V. Ego te exaltavi magna virtute: et tu me suspendisti in patibulo Crucis.
R. Popule meus, quid feci tibi? aut in quo contristavi te? Responde mihi.

V. Io per te ho flagellato l'Egitto e i suoi primogeniti; e tu Mi hai abbandonato ai flagelli.
R. Popolo mio, che ti ho fatto io? o in che ti ho contristato? Rispondimi.
V. Io ti trassi dall'Egitto ed ho sommerso Faraone nel Mar Rosso; e tu mi hai consegnato ai principi dei sacerdoti.
R. Popolo mio, che ti ho fatto io? o in che ti ho contristato? Rispondimi.
V. Io ho aperto il mare dinanzi a te, e tu con la lancia mi hai squarciato il costato.
R. Popolo mio, che ti ho fatto io? o in che ti ho contristato? Rispondimi.
V. Io ti ho preceduto nella colonna di nube, e tu mi hai trascinato nel pretorio di Pilato.
R. Popolo mio, che ti ho fatto io? o in che ti ho contristato? Rispondimi.
V. Io ti ho cibato con la manna nel deserto, e tu mi hai colpito cogli schiaffi e coi flagelli.
R. Popolo mio, che ti ho fatto io? o in che ti ho contristato? Rispondimi.
V. Io ti ho dissetato con l'acqua di salvezza derivata dalla pietra, e tu mi hai dato a bere fiele e aceto.
R. Popolo mio, che ti ho fatto io? o in che ti ho contristato? Rispondimi.
V. Per te io ho percosso i re dei Cananei, e tu con la canna hai percosso il mio capo.
R. Popolo mio, che ti ho fatto io? o in che ti ho contristato? Rispondimi.
V. Io ti diedi lo scettro regale e tu calcasti sul mio capo una corona di spine.
R. Popolo mio, che ti ho fatto io? o in che ti ho contristato? Rispondimi.
V. Io ti ho esaltato con stupendi prodigi, e tu mi hai innalzato e confitto sul patibolo della Croce.
R. Popolo mio, che ti ho fatto io? o in che ti ho contristato? Rispondimi.

Ant. Crucem tuam * adoramus, Domine: et sanctam resurrectionem tuam laudamus, et glorificamus: ecce enim propter lignum venit gaudium in universo mundo.
Deus misereatur nostri, et benedicat nobis.
Illuminet vultum suum super nos, et misereatur nostri.
Ant. Crucem tuam * adoramus, Domine: et sanctam resurrectionem tuam laudamus, et glorificamus: ecce enim propter lignum venit gaudium in universo mundo.

Ant. La tua Croce, * noi adoriamo, o Signore, e lodiamo e glorifichiamo la tua santa risurrezione ; ecco che in grazia del legno della croce è venuto il gaudio all'universo mondo.
Dio abbia pietà di noi e ci benedica. Faccia risplendere su noi la luce del suo volto, ed abbia pietà di noi.
Ant. La tua Croce, * noi adoriamo, o Signore, e lodiamo e glorifichiamo la tua santa risurrezione ; ecco che in grazia del legno della croce è venuto il gaudio all'universo mondo.

 Ant. Crux fidelis, inter omnes Arbor una nobilis! Nulla silva talem profert, Fronde, flore, germine, * Dulce lignum, dulces clavos, Dulce pondus sustinet.

Pange, lingua, gloriosi,
Lauream certaminis,
Et super Crucis trophaeo
Dic triumphum nobilem:
Qualiter Redemptor orbis
Immolatus vicerit.

Ant. Crux fidelis, inter omnes Arbor una nobilis! Nulla silva talem profert, Fronde, flore, germine.

De parentis protoplasti
Fraude Factor condolens,
Quando pomi noxialis
In necem morsu ruit:
Ipse lignum tunc notavit.
Damna ligni ut solveret.

Ant. Dulce lignum, dulces clavos, Dulce pondus sustinet.

Hoc opus nostrae salutis
Ordo depoposcerat:
Multiformis proditoris
Ars ut artem falleret:
Et medelam ferret inde,
Hostes unde laeserat.

Ant. Crux fidelis, inter omnes Arbor una nobilis! Nulla silva talem profert, Fronde, flore, germine.

Quando venit ergo sacri
Plenitudo temporis,
Missus est ab arce Patris
Natus, orbis Conditor:
Atque ventre virginali
Carne amictus prodiit.

Ant. Dulce lignum, dulces clavos, Dulce pondus sustinet.

Vagit infans inter arcta
Conditus praesepia:
Membra pannis involuta
Virgo Mater alligat:
Et Dei manus, pedesque
Stricta cingit fascia.

Ant. Crux fidelis, inter omnes Arbor una nobilis! Nulla silva talem profert, Fronde, flore, germine.

Lustra sex qui iam peregit,
Tempus implens corporis,
Sponte libera Redemptor
Passioni deditus,
Agnus in Crucis levatur
Immolandus stipite.

Ant. Dulce lignum, dulces clavos, Dulce pondus sustinet.

Felle potus ecce languet:
Spina, clavi, lancea,
Mite corpus perforarunt,
Unda manat, et cruor:
Terra, pontus, astra, mundus.
Quo lavantur flumine!

Ant. Crux fidelis, inter omnes Arbor una nobilis! Nulla silva talem profert, Fronde, flore, germine.

Flecte ramos, arbor alta,
Tensa lax viscera,
Et rigor lentescat ille,
Quem dedit nativitas:
Et superni membra Regis
Tende miti stipite.

Ant. Dulce lignum, dulces clavos, Dulce pondus sustinet.

Sola digna tu fuisti
Ferre mundi victimam:
Atque portum praeparare
Arca mundo naufrago:
Quam sacer cruor perunxit,
Fusus Agni corpore.

Ant. Crux fidelis, inter omnes Arbor una nobilis! Nulla silva talem profert, Fronde, flore, germine.

Sempiterna sit beatae
Trinitati gloria:
Aequa Patri, Filioque;
Par decus Paraclito:
Unus Trinique nomen
Laudet universitas.
Amen.

Ant. Dulce lignum, dulces clavos, Dulce pondus sustinet.


Ant. Croce fedele, tu sola nobile fra tutti gli alberi, mai alcuna selva produsse un albero simile a te nelle fronde, nei fiori e nei frutti. * Dolce legno, dolci chiodi, che sostenete un sì dolce peso.

Canta, o lingua, del glorioso
combattimento la corona.
E sul trofeo della Croce
canta la vittoria celebre
che il Redentore del mondo
riportò immolandosi.

Ant. Croce fedele, tu sola nobile fra tutti gli alberi, mai alcuna selva produsse un albero simile a te nelle fronde, nei fiori e nei frutti.

Il Creatore dolendosi
dell'inganno teso al primo padre,
il quale mangiando il vietato pomo
diede a sé stesso la morte,
scelse il legno della croce
per riparare dell'albero le perdite.

Ant.  Dolce legno, dolci chiodi, che sostenete un sì dolce peso.

Questo appunto richiedevasi
per salvezza nostra,
che con arte egli vincesse
l’astuzia nemica,
e di là, da dove era venuta l'offesa,
venisse il rimedio.

Ant. Croce fedele, tu sola nobile fra tutti gli alberi, mai alcuna selva produsse un albero simile a te nelle fronde, nei fiori e nei frutti.

Quando dunque fu compiuta
la pienezza dei secoli,
venne, mandato dal Padre
l'Artefice del mondo,
che di carne verginale
appare vestito.

Ant. Dolce legno, dolci chiodi, che sostenete un sì dolce peso.

Piange il bambino giacente
nel piccolo presepio,
entro pannicelli lo ravvolge
la sua Madre Vergine;
e le divine mani e i piedi
stringe con le fasce.

Ant. Croce fedele, tu sola nobile fra tutti gli alberi, mai alcuna selva produsse un albero simile a te nelle fronde, nei fiori e nei frutti.

Già sei lustri sono compiuti,
dalla sua vita,
ed egli che redense
dalla morte gli uomini,
da sé stesso si vota
alla morte sulla Croce.

Ant. Dolce legno, dolci chiodi, che sostenete un sì dolce peso.

Eccolo abbeverato di fiele, langue affisso all'albero;
spine, chiodi e lancia
il mite corpo perforano,
donde sgorgano sangue ed acqua,
lavacro della terra, del mare,
degli astri e del mondo.

Ant. Croce fedele, tu sola nobile fra tutti gli alberi, mai alcuna selva produsse un albero simile a te nelle fronde, nei fiori e nei frutti.

Piega i rami, o albero eccelso,
dà sollievo, piegandoti, alle sue membra stirate,
mitiga la tua durezza
naturale al paziente,
e alle membra del sommo Re
offri un più mite stipite.

Ant. Dolce legno, dolci chiodi, che sostenete un sì dolce peso.

Tu solo sei degno
di reggere ora la vittima del mondo,
tu solo nel gran naufragio
dell'umano genere sei l'arca
aspersa col sangue
purissimo dell'Agnello.

Ant. Croce fedele, tu sola nobile fra tutti gli alberi, mai alcuna selva produsse un albero simile a te nelle fronde, nei fiori e nei frutti.

Sia sempiterna lode
alla beata Trinità.
Pari onore al Padre, al Figlio
e al Paraclito;
il nome di Dio Trino ed Uno
lodino tutti al mondo.
Amen.

Ant. Dolce legno, dolci chiodi, che sostenete un sì dolce peso.


Terminata l’adorazione della croce, il celebrante e i ministri assumono la pianeta, la dalmatica e la tonacella viola. Il diacono col velo omerale bianco va a prendere il Santissimo Sacramento. Nel frattempo si cantano le seguenti antifone

1. Adoramus te, Christe, et benedicimus tibi, quia per Crucem tuam redemisti mundum.

Ti adoriamo, o Cristo e ti benediciamo perché sulla Croce hai redento il mondo

2. Per lignum servi facti sumus, et per sanctam Crucem liberati sumus: fructus arboris seduxit nos, Filius Dei redemit nos.

La nostra servitù ci richiama ad un albero, la nostra redenzione alla tua Croce: il frutto di un albero ci ha sedotto, il Figlio di Dio ci ha redento.

3. Salvator mundi, salva nos: qui per Crucem et Sanguinem tuum redemisti nos, auxiliare nobis, te deprecamur, Deus noster.

O Salvatore del mondo, salvaci; tu che per mezzo della Croce e del tuo Sangue ci hai redenti, aiutaci, te ne preghiamo, o Dio nostro.


Una volta portato il Santissimo all’altare il celebrante a mani giunte dice da solo:


Oremus.
Praeceptis salutaribus moniti, et divina institutione formati, audemus dicere:

E prosegue, assieme a tutti i presenti:

Pater noster, qui es in coelis, sanctificetur nomen tuum. Adveniat regnum tuum. Fiat voluntas tua, sicut in coelo, et in terra. Panem nostrum quotidianum da nobis hodie: et dimitte nobis debita nostra, sicut et nos dimittibus debitoribus nostris. Et ne nos inducas in tentationem; sed libera nos a malo. Amen.

Il celebrante da solo, con voce chiara e distinta, continua:

Libera nos, quaesumus, Domine, ab omnibus malis, praeteritis, praesentibus, et futuris: et intercidente beata et gloriosa semper Virgine Dei Genetrice Maria, cum beatis Apostolis tuis Petro et Paulo, atque Andrea, et omnibus Sanctis, da propitius pacem in diebus nostris: ut ope misericordiae tuae adiuti, et a peccato simus semper liberi, et ab omni perturbatione securi. Per eumdem Christum Dominum nostrum Iesum Christum Filium tuum, qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.

Sottovoce poi dice

Perceptio Corporis tui, Domine Iesu Christe, quod ego indignus sumere praesumo, non mihi proveniat in iudicium et condemnationem: sed pro tua pietate prosit mihi ad tutamentum mentis, et corporis, et ad medalem percipiendam. Qui vivis et regnas cum Deo Patre in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.

Poi scopre la pisside, genuflette, e dice battendosi il petto:

Domine, non sum dignus, ut intres sub tectum meum: sed tantum dic verbo, et sanabitur anima mea.
Domine, non sum dignus, ut intres sub tectum meum: sed tantum dic verbo, et sanabitur anima mea.
Domine, non sum dignus, ut intres sub tectum meum: sed tantum dic verbo, et sanabitur anima mea.

Segnandosi con l’Ostia dice

Corpus Domini nostri Iesu Christi custodiat animam meam in vitam aeternam. Amen.

Quindi si comunica.
Quindi il diacono recita il Confiteor cui il celebrante risponde Misereatur vestri ... e  Indulgentiam ...
Quindi dice:

Ecce Agnus Dei, ecce qui tollit peccata mundi.

Cui si risponde per tre volte battendosi il petto:

Domine, non sum dignus, ut intres sub tectum meum: sed tantum die verbo, et sanabitur anima mea

Distribuita la comunione e purificatosi le dita, il celebrante canta in mezzo all’altare le seguenti orazioni

Oremus.
Super populum tuum quaesumus, Domine, qui passionem et mortem Filii tui devota mente recoluit, benedictio copiosa descendat, indulgentia veniat, consolatio tribuatur, fides sancta succrescat, redemptio sempiterna firmetur. Per eundem Christum Dominum nostrum. Amen.

Preghiamo.
Ti preghiamo, o Signore: sul tuo popolo, che ha celebrato devotamente il mistero della Passione e Morte di tuo Figlio, discenda copiosa la benedizione, scenda il perdono e la consolazione, aumenti la fede e si consolidi la certezza della redenzione sempiterna. Per lo stesso Cristo nostro Signore. Amen.

Oremus.
Omnipotens et misericors Deus, qui Christi tui beata passione et morte nos reparasti: conserva in nobis operam misericordiae tuae; ut huius mysterii participatione, perpetua devotione vivamus. Per eundem Christum Dominum nostrum. Amen.

Preghiamo.
Onnipotente e misericordioso Iddio, che ci hai riscattati con la Passione e Morte del tuo Cristo: conserva in noi l'opera della tua misericordia affinché, in virtù della partecipazione a questo mistero, viviamo sempre nella santità. Per lo stesso Cristo Nostro Signore.  Amen.

Oremus.
Reminiscere miserationum tuarum, Domine, et famulos tuos aeterna protectione sanctifica, pro quibus Christus, Filius tuus, per suum cruorem instituit paschale mysterium. Per eundem Christum Dominum nostrum. Amen.

Preghiamo.
Ricordati, o Signore, della tua bontà e misericordia e, col tuo perenne aiuto, santifica i tuoi servi, per i quali Gesù Cristo, Figlio tuo, ha istituito il mistero pasquale a prezzo del suo sangue. Per lo stesso Cristo nostro Signore.  Amen.