venerdì 2 marzo 2018

Venerdì della Seconda Domenica di Quaresima - Stazione a San Vitale

La vicenda di Giuseppe venduto dai fratelli e la parabola dei vignaiuoli omicidi sono figure della Passione del Cristo venduto da Giuda, consegnato ai Romani dai Giudei e ucciso da coloro cui Dio, nell'antica alleanza, aveva affidato la sua vigna, Israele. Il deicidio ha fatto sì che i Giudei fossero e siano temporaneamente espulsi dal regno di Dio, la Chiesa, e che vi siano stati chiamati i pagani a prenderne possesso. 



PROPRIUM MISSAE

INTROITUS
Ps 16:15.- Ego autem cum iustítia apparébo in conspéctu tuo: satiábor, dum manifestábitur glória tua.  ~~  Ps 16:1.- Exáudi, Dómine, iustitiam meam: inténde deprecatióni meæ.  ~~  Glória  ~~  Ego autem cum iustítia apparébo in conspéctu tuo: satiábor, dum manifestábitur glória tua.

Ps 16:15.- Io nella santità, vedrò il tuo volto; mi sazierò, al risvegliarmi, delle tue sembianze.  ~~  Ps 16:1.- Ascolta, o Signore, la giustizia; porgi l'orecchio al mio gemito.  ~~  Gloria  ~~  Io nella santità, vedrò il tuo volto; mi sazierò, al risvegliarmi, delle tue sembianze.

ORATIO
Orémus.
Da, quaesumus, omnípotens Deus: ut, sacro nos purificánte ieiúnio, sincéris méntibus ad sancta ventúra fácias perveníre. Per Dominum nostrum Iesum Christum, Filium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.

Preghiamo.
Concedici. o Dio onnipotente, che, purificati dal sacro digiuno, possiamo arrivare con coscienza retta alle prossime sante solennità. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

LECTIO
Léctio libri Genesis.
Gen 37:6-22
In diébus illis: Dixit Ioseph frátribus suis: Audíte sómnium meum, quod vidi: Putábam nos ligáre manípulos in agro: et quasi consúrgere manípulum meum et stare, vestrósque manípulos circumstántes adoráre manípulum meum. Respondérunt fratres eius: Numquid rex noster eris? aut subiiciémur dicióni tuæ? Hæc ergo causa somniórum atque sermónum, invídiæ et ódii fómitem ministrávit. Aliud quoque vidit sómnium, quod narrans frátribus, ait: Vidi per sómnium, quasi solem et lunam et stellas úndecim adoráre me. Quod cum patri suo et frátribus rettulísset, increpávit eum pater suus, et dixit: Quid sibi vult hoc sómnium, quod vidísti? Num ego et mater tua et fratres tui adorábimus te super terram? Invidébant ei igitur fratres sui: pater vero rem tácitus considerábat. Cumque fratres illíus in pascéndis grégibus patris moraréntur in Sichem, dixit ad eum Israël: Fratres tui pascunt oves in Síchimis: veni, mittam te ad eos. Quo respondénte: Præsto sum, ait ei: Vade et vide, si cuncta próspera sint erga fratres tuos et pécora: et renúntia mihi, quid agatur. Missus de valle Hebron, venit in Sichem: invenítque eum vir errántem in agro, et interrogávit, quid quaereret. At ille respóndit: Fratres meos quæro: índica mihi, ubi pascant greges. Dixítque ei vir: Recessérunt de loco isto: audívi autem eos dicéntes: Eámus in Dóthain. Perréxit ergo Ioseph post fratres suos, et invénit eos in Dóthain. Qui cum vidíssent eum procul, ántequam accéderet ad eos, cogitavérunt illum occídere, et mútuo loquebántur: Ecce, somniátor venit; veníte, occidámus eum, et mittámus in cistérnam véterem, dicemúsque: Fera péssima devorávit eum: et tunc apparébit, quid illi prosint sómnia sua. Audiens autem hoc Ruben, nitebátur liberáre eum de mánibus eórum, et dicébat: Non interficiátis ánimam eius, nec effundátis sánguinem: sed proiícite eum in cistérnam hanc, quæ est in solitúdine, manúsque vestras serváte innóxias: hoc autem dicébat, volens erípere eum de mánibus eórum, et réddere patri suo.

In quel tempo: Giuseppe disse ai suoi undici fratelli: «Udite il sogno che ho fatto. Noi stavamo legando i covoni nel campo, ed ecco il mio covone star ritto e ben fermo, e i vostri invece fargli corona e chinarsi al mio». Allora i fratelli gli dissero: «Che forse tu sarai nostro re e noi dovremo stare a te soggetti?». Così questi sogni e questi discorsi accrebbero l'invidia e l'odio. Egli ebbe ancora un altro sogno, e raccontandolo ai fratelli, disse: «Mi sembrava, in sogno, che il sole, la luna e undici stelle si inchinassero a me». Avendolo raccontato al padre e ai fratelli, suo padre lo sgridò, dicendo: «Che vuoi dire questo sogno che hai avuto? Forse che io, tua madre, e i tuoi fratelli dovremo venire ad inchinarci a te fino a terra?». Mentre per questo i fratelli gli portavano invidia, il padre stava ad osservare la cosa. Or mentre i suoi fratelli stavano a pascere i greggi del padre in Sichem, Israele disse a Giuseppe: «I tuoi fratelli pascolano le pecore in Sichem: vieni, che ti manderò da loro». Ed avendo egli risposto: «Eccomi», Giacobbe gli disse: «Va' a vedere se tutto va bene relativamente ai tuoi fratelli e al bestiame, e portami le notizie di quanto avviene». Mandato dalla valle di Ebron, Giuseppe arrivò a Sichem. Mentre andava errando per i campi, incontrò un uomo il quale gli domandò che cercasse. Egli rispose: «I miei fratelli: insegnami dove siano a pascolare». Quell'uomo gli rispose: «Sono partiti di qui, e li ho sentiti dire: Andiamo a Dòtain». Allora Giuseppe andò sulle orme dei fratelli e li trovò a Dòtain. Essi lo scorsero da lontano, e avanti che s'avvicinasse, disegnarono di ucciderlo, e dicevansi l'uno all'altro: «Ecco, viene il sognatore! Suvvia ammazziamolo e gettiamolo in una vecchia cisterna, e poi diremo: “Una fiera crudele lo ha divorato”•e allora si vedrà a che riescano i suoi sogni». Ma Ruben, udito questo, si sforzava di liberarlo dalle loro mani, e diceva: «Non lo ammazzate, non versate il suo sangue, ma gettatelo in questa cisterna che è nel deserto, e non mettetegli le mani addosso». E diceva questo perché voleva liberarlo dalle loro mani e restituirlo a suo padre.

GRADUALE
Ps 119:1-2
Ad Dóminum, cum tribulárer, clamávi, et exaudívit me.
V. Dómine, líbera ánimam meam a lábiis iníquis et a lingua dolósa.

Nella mia angoscia ho invocato il Signore, ed egli mi ha risposto.
V. Libera, o Signore, l'anima mia, da un labbro di menzogna, da una lingua d'inganno.

TRACTUS
Ps 102:10
Dómine, non secúndum peccáta nostra, quæ fécimus nos: neque secúndum iniquitátes nostras retríbuas nobis
Ps 78:8-9
Dómine, ne memíneris iniquitátum nostrárum antiquárum: cito antícipent nos misericórdiæ tuæ, quia páuperes facti sumus nimis. (Hic genuflectitur)
V. Adiuva nos, Deus, salutáris noster: et propter glóriam nóminis tui, Dómine, líbera nos: et propítius esto peccátis nostris, propter nomen tuum.

Non trattarci, Signore, secondo i nostri errori, non punirci secondo le nostre colpe.
V. Non ricordarti con noi delle colpe antiche: presto ci venga incontro il tuo affetto, perché siamo molto deboli.
V. Aiutaci, o Dio della salvezza: e per la gloria del tuo nome, liberaci, Signore: e perdona i nostri errori per amore del tuo nome.

EVANGELIUM
Sequéntia   sancti Evangélii secúndum Matthaeum
Matt 21:33-46
In illo témpore: Dixit Iesus turbis Iudæórum et princípibus sacerdótum parábolam hanc: Homo erat paterfamílias, qui plantávit víneam, et sepem circúmdedit ei, et fodit in ea tórcular, et ædificávit turrim, et locávit eam agrícolis, et péregre proféctus est. Cum autem tempus frúctuum appropinquásset, misit servos suos ad agrícolas, ut accíperent fructus eius. Et agrícolæ, apprehénsis servis eius, alium cecidérunt, alium occidérunt, álium vero lapidavérunt. Iterum misit álios servos plures prióribus, et fecérunt illis simíliter. Novíssime autem misit ad eos fílium suum, dicens: Verebúntur fílium meum. Agrícolæ autem vidéntes fílium, dixérunt intra se: Hic est heres, veníte, occidámus eum, et habébimus hereditátem eius. Et apprehénsum eum eiecérunt extra víneam, et occidérunt. Cum ergo vénerit dóminus víneæ, quid fáciet agrícolis illis? Aiunt illi: Malos male perdet: et víneam suam locábit áliis agrícolis, qui reddant ei fructum tempóribus suis. Dicit illis Iesus: Numquam legístis in Scriptúris: Lápidem, quem reprobavérunt ædificántes, hic factus est in caput ánguli? A Dómino factum est istud, et est mirábile in óculis nostris. Ideo dico vobis, quia auferétur a vobis regnum Dei, et dábitur genti faciénti fructus eius. Et qui cecíderit super lápidem istum, confringétur: super quem vero cecíderit, cónteret eum. Et cum audíssent príncipes sacerdótum et pharisaei parábolas eius, cognovérunt, quod de ipsis díceret. Et quæréntes eum tenére, timuérunt turbas: quóniam sicut Prophétam eum habébant.

In quel tempo Gesù disse alle turbe dei Giudei e ai capi dei Sacerdoti questa parabola: «C'era un padrone il quale piantò una vigna, la cinse di siepe, vi scavò un frantoio, vi edificò una torre, la diede a lavorare ai coloni e se ne andò via lontano. Or quando si avvicinò il tempo dei frutti, mandò i suoi servi dai coloni per ricevere i frutti di essa. Ma i coloni, presi quei servitori, chi bastonarono, chi ammazzarono e chi lapidarono. Mandò di nuovo altri servi in maggior numero dei primi, e coloro li trattarono allo stesso modo. Finalmente mandò loro il suo figliuolo, dicendo: “Avran riguardo a mio figlio”. Ma i coloni, visto il figliuolo, dissero tra di loro: “Questo è l'erede; venite, ammazziamolo, e così ci prenderemo la sua eredità”. E afferratolo, lo cacciarono fuori della vigna e l'uccisero. Or quando verrà il padrone della vigna che farà a quei coloni?». Rispondono: «Farà malamente perire gli scellerati ed allogherà la vigna ad altri coloni che gliene rendano il frutto a suo tempo». Dice loro Gesù: «Non avete mai letto nelle Scritture: “La pietra che gli edificatori hanno rigettata è divenuta pietra angolare? Ciò è stato fatto dal Signore ed è meraviglioso agli occhi nostri”. Per questo vi dico: Vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a gente che ne produca i frutti. E chi cadrà sopra questa pietra, si sfracellerà; e su chi essa cadrà, sarà stritolato». E i principi dei Sacerdoti e i Farisei, udite le sue parole, compresero che parlava di loro; e cercaron di catturarlo; ma ebbero paura delle turbe che lo tenevano qual profeta.

OFFERTORIUM
Ps 39:14; 39:15
Dómine, in auxílium meum réspice: confundántur et revereántur, qui quærunt ánímam meam, ut áuferant eam: Dómine, in auxílium meum réspice.

Dio, vieni presto a liberarmi: abbiano vergogna e disonore quelli che attentano alla mia vita. Dio, vieni presto a liberarmi.

SECRETA
Hæc in nobis sacrifícia, Deus, et actióne permáneant, et operatióne firméntur. Per Dominum nostrum Iesum Christum, Filium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.

O Signore, rimanga in noi l'efficacia di questo sacrificio e trovi conferma nelle nostre opere. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

PRÆFATIO DE QUADRAGESIMA
Vere dignum et iustum est, æquum et salutáre, nos tibi semper et ubíque grátias ágere: Dómine sancte, Pater omnípotens, ætérne Deus: Qui corporáli ieiúnio vitia cómprimis, mentem élevas, virtútem largíris et proemia: per Christum, Dóminum nostrum. Per quem maiestátem tuam laudant Angeli, adórant Dominatiónes, tremunt Potestátes. Coeli coelorúmque Virtútes ac beáta Séraphim sócia exsultatióne concélebrant. Cum quibus et nostras voces ut admítti iúbeas, deprecámur, súpplici confessióne dicéntes

È veramente degno e giusto, conveniente e salutare, che noi, sempre e in ogni luogo, Ti rendiamo grazie, o Signore Santo, Padre Onnipotente, Eterno Iddio: Che col digiuno corporale raffreni i vizii, sollevi la mente, largisci virtú e premii: per Cristo nostro Signore. Per mezzo di Lui, la tua maestà lodano gli Angeli, adorano le Dominazioni e tremebonde le Potestà. I Cieli, le Virtú celesti e i beati Serafini la célebrano con unanime esultanza. Ti preghiamo di ammettere con le loro voci anche le nostre, mentre supplici confessiamo dicendo

COMMUNIO
Ps 11:8
Tu, Dómine, servábis nos, et custódies nos a generatióne hac in ætérnum.

O Signore, Tu ci custodirai e ci salverai per sempre da questa perfida genia.

POSTCOMMUNIO
Orémus.
Fac nos, quaesumus, Dómine: accépto pígnore salútis ætérnæ, sic téndere congruénter; ut ad eam perveníre póssimus. Per Dominum nostrum Iesum Christum, Filium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.

Preghiamo.
Fa' , o Signore, te ne preghiamo, che dopo aver ricevuto il pegno dell'eterna salvezza, ad essa così tendiamo da raggiungerla. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

ORATIO SUPER POPULUM
Orémus.
V. Humiliáte cápita vestra Deo.
Da, quaesumus, Dómine, pópulo tuo salútem mentis et córporis: ut, bonis opéribus inhæréndo, tuæ semper virtútis mereátur protectióne deféndi. Per Dominum nostrum Iesum Christum, Filium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.

Preghiamo.
V. Inchinatevi davanti a Dio.
Da', o Signore, al tuo popolo sanità di mente e di corpo; affinché, attendendo alle buone opere, meriti di essere sempre protetto dalla tua potenza. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.